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I segreti dell'Export

Certificato EUR.1: cos’è, a cosa serve e come ottenerlo

24/7/2025

 
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 ​Il certificato EUR.1 è un documento doganale fondamentale per le aziende che esportano merci verso Paesi con cui l’Unione Europea ha stipulato accordi di libero scambio. Questo certificato permette di beneficiare di riduzioni o esenzioni dai dazi doganali, facilitando le esportazioni di prodotti italiani e rendendoli più competitivi all’estero.

A cosa serve il certificato EUR.1?
Il certificato EUR.1 serve a dimostrare l’origine preferenziale di una merce esportata dall’UE verso un Paese terzo che ha un accordo di libero scambio con l’UE.
Grazie a questo documento:
  • Gli importatori nei Paesi destinatari possono ottenere agevolazioni doganali (riduzione o azzeramento dei dazi).
  • L’esportatore europeo diventa più competitivo, riducendo i costi finali per il cliente estero.

Quando è necessario il certificato EUR.1?
Il certificato EUR.1 è necessario quando l’esportazione avviene verso Paesi partner che richiedono la prova dell’origine preferenziale per concedere i vantaggi tariffari previsti dall’accordo.

Come capire se una merce ha origine preferenziale?
L’origine preferenziale si stabilisce in base alle regole di origine specificate negli accordi commerciali, ad esempio:
  • Merce interamente ottenuta (prodotti agricoli, pesca, estratti naturali).
  • Merce sufficientemente trasformata all’interno dell’UE (in base a criteri tecnici come la voce doganale o il valore aggiunto).

Chi compila l’EUR.1?
Il certificato EUR.1 viene compilato dall’esportatore o dal suo spedizioniere, ma è convalidato dall’ufficio doganale competente.
  • È necessario compilare anche una Dichiarazione di origine allegata alla richiesta di emissione.
  • Spesso ci si affida a spedizionieri doganali per evitare errori burocratici.

Quali Paesi richiedono l’EUR.1?
Tra i principali Paesi beneficiari troviamo:
  • Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein.
  • Paesi del Nord Africa (Tunisia, Marocco, Algeria).
  • Altri Paesi mediterranei e balcanici (Turchia, Serbia).
  • Alcuni Paesi africani, caraibici e pacifici (ACP) e mercati come Cile, Corea del Sud e Sudafrica.

Qual è la differenza tra EUR.1 ed EUR-MED?
  • L’EUR.1 è usato per certificare l’origine preferenziale standard, valida nei normali accordi bilaterali.
  • L’EUR-MED si utilizza nel contesto del sistema Pan-Euro-Med, che consente la “cumulatione diagonale” dell’origine, cioè la possibilità di combinare materiali provenienti da diversi Paesi aderenti agli accordi Pan-Euro-Med senza perdere i vantaggi doganali.

Quando si usa l’EUR-MED?
Si usa quando la merce è stata lavorata con componenti provenienti da più Paesi del sistema Pan-Euro-Med.

Validità del certificato EUR.1
Il certificato EUR.1 ha validità 4 mesi dalla data di rilascio, periodo entro il quale la merce deve arrivare a destinazione.
  • In alcuni casi, può essere richiesto un duplicato in caso di smarrimento.
  • Non è necessario per spedizioni di valore inferiore a 6.000 €, per le quali si può utilizzare una dichiarazione su fattura.

Chi può beneficiare dell’EUR.1?
Le aziende esportatrici stabilite nell’UE che vendono verso Paesi con accordi preferenziali, anche gli operatori autorizzati (AEO) o con status di esportatore autorizzato possono semplificare il processo.

Come ottenere l’EUR.1?
  1. Compilare il modulo EUR.1 (modello ufficiale disponibile in cartoleria doganale o online).
  2. Presentare la fattura commerciale e la documentazione di origine alla Dogana.
  3. Ricevere la convalida e il timbro dell’ufficio doganale.

Quando non serve l’EUR.1?
Non serve nei seguenti casi:
  • Spedizioni intracomunitarie (UE-UE).
  • Merci di valore inferiore a 6.000 € (basta una dichiarazione su fattura).
  • Paesi che non hanno accordi preferenziali con l’UE.

Conclusione
Il certificato EUR.1 è un alleato fondamentale per le imprese italiane che vogliono crescere sui mercati esteri con un vantaggio competitivo sui dazi doganali, conoscere la differenza con l’EUR-MED, i Paesi beneficiari e la validità del documento permette di esportare con più sicurezza e meno costi.

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Come esportare l’alluminio: guida per le aziende italiane

24/7/2025

 
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​L’alluminio è uno dei metalli non ferrosi più richiesti a livello globale grazie alle sue caratteristiche di leggerezza, resistenza e versatilità. L’Italia vanta una lunga tradizione nella lavorazione dell’alluminio e dei suoi derivati, che trovano applicazione nei settori edilizia, automotive, aeronautica, packaging e design. Esportare alluminio, sotto forma di componenti, tubi, fogli o lastre, rappresenta una grande opportunità per le imprese italiane, non solo in Europa ma anche sui mercati extra UE.

Alluminio: nomi e forme commerciali
L’alluminio è conosciuto anche con nomi come alu, alloy (lega di alluminio) o aluminium (in inglese britannico), può essere venduto in diverse forme:
  • Lastre e fogli di alluminio, utilizzati nell’edilizia e nel design industriale.
  • Tubi e profilati, fondamentali per l’automotive, la meccanica e l’arredamento.
  • Componenti lavorati, realizzati per settori come elettronica, aerospaziale e navale.
  • Alluminio secondario o riciclato, sempre più richiesto per progetti sostenibili.

Mercati dell’alluminio: non solo Europa
Il mercato europeo resta un punto di riferimento per le esportazioni italiane, ma la domanda di alluminio è in forte crescita anche in altre aree:
  • USA e Canada: grande richiesta per automotive e costruzioni.
  • Asia (Cina, Corea, Giappone): leader nella produzione ma anche nell’importazione di alluminio di alta qualità.
  • Medio Oriente e Paesi del Golfo: investimenti su infrastrutture e architettura di lusso.
  • Africa settentrionale: domanda crescente di componenti industriali e materiali edilizi.

Documentazione e normativa per esportare alluminio
Per esportare alluminio è fondamentale:
  • Identificare il codice HS (Harmonized System) corretto, necessario per stabilire dazi e IVA nei mercati extra UE.
  • Preparare la documentazione commerciale (fattura proforma, fattura commerciale, packing list).
  • Allegare eventuali certificati di origine EUR.1 per ottenere esenzioni da dazi nei Paesi con accordi commerciali con l’UE.
  • Conoscere i requisiti di qualità e tracciabilità, soprattutto per il settore aeronautico e automotive.

Perché l’alluminio italiano è competitivo
Le aziende italiane sono apprezzate per:
  • Qualità delle lavorazioni (taglio laser, anodizzazione, verniciatura).
  • Design e innovazione nel packaging e nell’arredamento.
  • Sostenibilità: l’Italia è tra i leader nel riciclo di alluminio, un vantaggio per i mercati che richiedono materiali “green”.

Consigli pratici per le aziende
  1. Analizza i mercati in crescita: oltre a Germania e Francia, valuta Nord America e Medio Oriente.
  2. Personalizza l’offerta: cataloghi tecnici e listini in lingua aumentano la credibilità.
  3. Sfrutta fiere di settore: eventi come Aluminium (Düsseldorf) e EuroBLECH (Hannover) sono ideali per incontrare buyer internazionali.
  4. Affidati a un Temporary Export Manager (TEM): per trovare distributori, ottimizzare i trasporti e seguire la parte doganale.

Conclusione
Esportare alluminio oggi significa cogliere una domanda globale che non si ferma solo all’Europa, tubi, lastre, fogli e componenti di alluminio italiano possono trovare spazio in progetti internazionali ad alto valore aggiunto, grazie alla qualità e alla versatilità del prodotto.

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Come esportare le auto in Europa: guida pratica 2025

24/7/2025

 
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​L’export di automobili è un settore sempre in movimento: auto nuove, usate o d’epoca possono trovare mercato in altri Paesi dell’Unione Europea e oltre, esportare un’auto in Europa non è complicato, ma bisogna conoscere documenti, norme fiscali e procedure di trasporto.

Auto nuove, usate o d’epoca: quali differenze?
  • Auto nuove: si tratta di veicoli appena immatricolati, spesso venduti da concessionarie o case madri verso altri mercati europei.
  • Auto usate: veicoli già registrati, che possono essere ceduti a privati o rivenditori in altri Paesi UE.
  • Auto storiche o da collezione: richiedono certificati specifici (ad esempio la Carta FIVA o certificati di originalità), ma hanno agevolazioni su dazi e IVA in molti Paesi europei.

Documenti necessari per esportare un’auto in Europa
Per esportare un’auto, servono alcuni documenti obbligatori:
  1. Carta di circolazione originale
  2. Certificato di proprietà
  3. Fattura di vendita o contratto (se venduta da un’azienda)
  4. Targa di esportazione (targhe temporanee necessarie per circolare fino alla destinazione)
  5. Certificato di Conformità (COC) – indispensabile per la reimmatricolazione nei Paesi UE
  6. Assicurazione temporanea per il trasporto su strada
In alcuni casi, come per la Germania, è possibile richiedere le “Zollkennzeichen”, targhe di transito valide per esportazione temporanea.

IVA e dazi per le auto in Europa
All’interno dell’UE non ci sono dazi doganali per le auto, tuttavia, l’IVA è dovuta nel Paese di destinazione, secondo il meccanismo delle cessioni intracomunitarie:
  • Se vendi a un’azienda con partita IVA intracomunitaria, la fattura può essere emessa in regime di non imponibilità IVA (art. 41 DL 331/93).
  • Se vendi a un privato, l’IVA deve essere versata nel Paese di destinazione (sistema OSS – One Stop Shop).

Trasporto: strada, treno o bisarca?
Il trasporto di un’auto può avvenire in diversi modi:
  • Via bisarca: il metodo più comune, con costi variabili tra 200 e 800 € a seconda della distanza.
  • Via treno: conveniente per spedizioni multiple verso Nord Europa.
  • Via strada: tramite targhe temporanee e assicurazioni di breve durata.
Esempio pratico: per spedire un’auto usata da Torino a Berlino, una bisarca impiega in media 2-4 giorni e costa circa 500-600 €.

Paesi europei più interessanti per l’export auto
  • Germania: mercato dell’usato molto attivo, soprattutto per auto premium italiane.
  • Francia: forte richiesta di auto d’epoca e sportive.
  • Spagna e Portogallo: preferenza per city car e utilitarie italiane.
  • Paesi Bassi e Belgio: mercati efficienti, con facilità di reimmatricolazione.

Suggerimenti per aziende e privati
  • Verifica eventuali incentivi o restrizioni ambientali (alcune città europee hanno limitazioni per Euro 4/Euro 5).
  • Stipula contratti chiari per la vendita e il trasporto.
  • Usa un Temporary Export Manager per trovare clienti e gestire documentazione complessa.

Conclusione
L’esportazione di auto in Europa è un’attività redditizia se gestita in modo professionale: servono i documenti giusti, una logistica efficiente e la conoscenza della normativa fiscale.

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Come partecipare a una fiera a Riyadh: guida per espositori e visitatori

24/7/2025

 
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Partecipare a una fiera internazionale a Riyadh, capitale dell’Arabia Saudita, significa entrare in uno dei mercati più dinamici del Medio Oriente, in pieno sviluppo grazie al piano Vision 2030. Eventi come PROMA, dedicata alla produzione, manifattura e automazione, sono una finestra privilegiata per scoprire opportunità di business e stringere accordi con partner locali e internazionali.

Perché scegliere Riyadh e la fiera PROMA
La città di Riyadh è diventata un polo fieristico strategico per le aziende globali. Grazie a un mercato ricco, un’economia in espansione e un alto potere d’acquisto, le fiere saudite attraggono migliaia di visitatori professionali ogni anno.
PROMA (Production and Manufacturing Exhibition) è un evento di riferimento per:
  • Tecnologie per la manifattura e automazione
  • Macchinari e componentistica industriale
  • Innovazione e soluzioni digitali per l’industria
Partecipare significa presentare il tuo brand ai buyer sauditi, ma anche scoprire nuovi fornitori e tecnologie.

Come partecipare come espositore
Essere espositori a PROMA richiede,come sempre, una pianificazione accurata:
  1. Prenotare lo stand: farlo con largo anticipo per avere una posizione strategica.
  2. Adattare i materiali di comunicazione: cataloghi e brochure dovrebbero essere disponibili in inglese e, se possibile, in arabo.
  3. Valutare i trasporti e la logistica: spedire materiali in Arabia Saudita richiede competenza doganale e rispetto delle normative locali.
  4. Preparare il team: formare il personale su aspetti culturali (come il rispetto delle tradizioni saudite e del codice di abbigliamento).

Come partecipare come visitatore
Visitare PROMA è un’ottima occasione per:
  • Analizzare i competitor e scoprire nuove tendenze.
  • Conoscere partner commerciali locali.
  • Organizzare incontri B2B, spesso disponibili su piattaforme ufficiali della fiera.
Suggerimenti pratici:
  • Pianifica gli incontri prima di partire, contattando espositori di tuo interesse.
  • Porta con te biglietti da visita in inglese.
  • Rispetta i tempi locali: gli incontri si svolgono con calma, ma sempre con grande serietà.

Aspetti culturali da conoscere
L’Arabia Saudita ha una cultura basata sulla relazione e sulla fiducia.
  • Evita discussioni di politica o religione.
  • Rispetta i momenti di preghiera (cinque volte al giorno).
  • In fiera, un abbigliamento formale e sobrio è fondamentale: giacca e cravatta per gli uomini, abiti eleganti e discreti per le donne.

Conclusione
Partecipare a una fiera come PROMA a Riyadh, sia come espositore che come visitatore, è un’opportunità unica per aprire le porte del mercato saudita e del Golfo, ecco perchè è importante prepararsi bene per massimizzare tutte le opportunità offerte da questa esperienza.

Vuoi partecipare a PROMA o ad altre fiere a Riyadh senza stress?
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Esportare nei Paesi del Golfo: guida pratica per le PMI italiane

24/7/2025

 
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Il Golfo Persico è una delle aree più strategiche per l’export mondiale, con mercati in forte crescita e una domanda crescente di prodotti di qualità, soprattutto nel Made in Italy.

Questa regione, spesso definita GCC (Gulf Cooperation Council), comprende sei paesi:
  • Arabia Saudita
  • Emirati Arabi Uniti (EAU)
  • Qatar
  • Kuwait
  • Bahrain
  • Oman
Questi stati rappresentano una vera porta di accesso ai mercati del Medio Oriente, con una logistica avanzata, hub commerciali di livello mondiale e una forte attenzione al lusso, alla tecnologia e ai prodotti premium.

Perché esportare nei Paesi del Golfo
  • Alto potere d’acquisto: i consumatori GCC sono orientati verso prodotti di alta qualità e brand riconosciuti.
  • Mercati in espansione: l’urbanizzazione e i grandi investimenti pubblici (es. Vision 2030 in Arabia Saudita, Expo Dubai) generano domanda per arredo, design, alimentare, moda e meccanica.
  • Hub logistici globali: Dubai e Doha sono piattaforme commerciali che collegano Europa, Asia e Africa.

Certificazioni e requisiti per l’export
Per esportare nei Paesi del Golfo, è spesso necessaria la conformità agli standard GCC.
Tra i certificati più richiesti ci sono:
  • G Mark (Gulf Conformity Mark): è il marchio di conformità del GCC (Gulf Cooperation Council). Serve a garantire che determinati prodotti (come apparecchi elettrici, giocattoli e dispositivi a gas) rispettino gli standard di sicurezza e qualità comuni a tutti i Paesi del Golfo.
  • SASO (Saudi Standards, Metrology and Quality Organization): è la certificazione richiesta in Arabia Saudita, verifica che i prodotti rispettino le normative tecniche nazionali, comprese le etichettature e le caratteristiche di sicurezza.
  • Halal Certification: riguarda alimenti, cosmetici e farmaceutici, attesta che il prodotto è conforme alle prescrizioni islamiche, sia per ingredienti che per processi produttivi, è spesso obbligatoria per commercializzare in Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, soprattutto per prodotti alimentari e bevande.

Come approcciare il mercato GCC
  1. Studio di mercato: identificare il Paese più adatto per il proprio prodotto, ad esempio, Dubai è il centro per il luxury, mentre l’Arabia Saudita è più orientata a grandi commesse e forniture pubbliche.
  2. Adattamento culturale: i Paesi del Golfo hanno una forte identità culturale e religiosa. Il rispetto delle norme islamiche (es. certificazioni Halal) è imprescindibile.
  3. Partnership locali: molti settori richiedono un partner o sponsor locale per operare, specialmente in Arabia Saudita e Qatar.
  4. Fiere ed eventi: partecipare a fiere come Gulfood (Dubai), The Big 5 (costruzioni) o Arab Health (medicale) permette di creare contatti diretti con buyer qualificati.

Settori chiave per il Made in Italy
  • Alimentare: pasta, olio, dolci e prodotti gourmet.
  • Arredamento e design: apprezzati per la qualità e lo stile italiano.
  • Cosmetica e fashion: grande interesse per brand premium.
  • Meccanica e impiantistica: richiesta per progetti infrastrutturali e industriali.

Cross cultural e negoziazione nei Paesi del Golfo
  • Costruire fiducia: prima del business, conta la relazione personale.
  • Pazienza nei tempi: le trattative possono essere lunghe, con più incontri prima di una decisione.
  • Rispetto delle tradizioni: evitare incontri durante le ore di preghiera e gestire con attenzione i periodi come il Ramadan.

Conclusione
I Paesi del Golfo offrono opportunità straordinarie per le PMI italiane, ma richiedono conoscenza delle certificazioni, del contesto culturale e dei giusti canali di distribuzione.
​
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