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Dal 29 novembre al 4 dicembre 2025, parte una straordinaria missione commerciale in Giordania dedicata alle imprese italiane dei settori agricoltura, agroalimentare, agritech, agriturismo e industria alimentare.
Un'iniziativa organizzata da Creativa, in collaborazione con Jusur International, Equi Project e See Jordan, pensata per accompagnare le aziende italiane in uno dei mercati più dinamici e promettenti del mondo arabo. Perché la Giordania? Amman, capitale moderna e crocevia strategico del Medio Oriente, è il cuore politico ed economico del Paese, con una popolazione in crescita, un sistema politico stabile e politiche di incentivo all’innovazione agricola, la Giordania si sta affermando come un partner commerciale ideale per le imprese italiane. Le autorità locali stanno investendo su:
Cosa ti aspetta nella missione? Un programma strutturato di 5 giorni, senza l’onere della partecipazione a una fiera tradizionale, ma con incontri B2B personalizzati e visite a aziende agricole modello, istituzioni pubbliche e stakeholder chiave. Tra le attività previste:
Focus settoriali della missione
Opportunità per il Made in Italy L’Italia è già riconosciuta in Giordania per la qualità delle tecnologie agricole, dei prodotti gourmet e della filiera alimentare avanzata. Questa missione offre l’occasione per:
Costo e dettagli logistici Prezzo missione: 1000 € + IVA Incluso: visto, hotel 4*, tour in minivan, autista parlante italiano, cene e colazioni, programma completo. Escluso: voli e assicurazione personale. Partecipa con Hello Export e Jusur International Hello Export, in collaborazione con Khaled Safran – Jusur International (Torino), ti accompagna in ogni fase della missione:
Vuoi espandere la tua azienda nel mercato agroalimentare giordano? 📩 Scrivici a [email protected] Scopri il Progetto Export Paesi Arabi e richiedi una consulenza gratuita per valutare se questa missione è adatta alla tua realtà. Come trovare il codice doganale di un prodotto? È una delle domande più cercate da chi esporta o importa, ma anche "chi lo fornisce", "quante cifre ha", "come si legge", o "come si compone" sono interrogativi molto frequenti nel mondo del commercio estero. In questo articolo facciamo chiarezza.
Cos’è il codice doganale? Il codice doganale (detto anche codice TARIC o HS Code) è una sequenza numerica che identifica con precisione la tipologia di un prodotto ai fini doganali e serve per:
Come è composto un codice doganale? Un codice doganale in Europa si basa sul sistema TARIC, ovvero la Tariffa Integrata Comunitaria, che estende il codice HS a 10 cifre. Le prime sei cifre (ad esempio 731815) corrispondono alla classificazione globale del Sistema Armonizzato (HS), utilizzato a livello internazionale. Le cifre dalla settima all’ottava (73181589) rappresentano la Nomenclatura Combinata (CN), utilizzata nell’Unione Europea per scopi statistici e tariffari. Infine, le cifre dalla nona alla decima (73181589 10) fanno parte del codice TARIC vero e proprio, che consente di identificare con precisione eventuali misure comunitarie specifiche applicabili al prodotto, come dazi antidumping, contingenti o obblighi documentali. 01–06 Sistema armonizzato (HS) 731815 07–08 Codifica CN (Nomenclatura Combinata)73181589 09–10 TARIC (misure UE specifiche)73181589 10 Come trovare il codice doganale di un prodotto? Ecco 3 metodi efficaci:
FAQ sul codice doganale
Conclusione Conoscere il codice doganale è importante (e obbligatorio) per vendere, importare o esportare in modo corretto, non è solo un numero: è la “carta d’identità” del tuo prodotto per la dogana. Usalo con precisione per evitare sanzioni, blocchi o dazi imprevisti. Se hai bisogno di una consulenza per la classificazione doganale dei tuoi prodotti, scrivici: [email protected] Dal 1° gennaio 2026 entra pienamente in vigore il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il nuovo strumento dell'Unione Europea per contrastare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e garantire la parità di condizioni tra produttori europei e importatori extra-UE.
Previsto dal Regolamento (UE) 2023/956, il CBAM rappresenta una svolta epocale nella politica commerciale e ambientale europea, ma cosa significa, nel concreto, per chi importa merci nell'Unione? Cos'è il CBAM? Il CBAM è un meccanismo di aggiustamento alle frontiere che obbliga gli importatori a "compensare" il prezzo della CO₂ incorporata nelle merci acquistate da Paesi terzi, qualora questi non applichino sistemi equivalenti all’EU ETS (sistema europeo di scambio di quote di emissione). Quali prodotti sono soggetti? L’elenco dei prodotti soggetti a CBAM è contenuto nell'Allegato I del Regolamento 2023/956 e comprende attualmente:
Esempio pratico: Se importi lamiere in acciaio dalla Turchia, dovrai calcolare le emissioni di CO₂ incorporate e acquistare i certificati CBAM prima dello sdoganamento a partire dal 2026. Come funziona il CBAM dal 2026? A partire dal 1° gennaio 2026:
Cosa cambia rispetto al periodo transitorio (2023–2025)? Nel periodo transitorio gli importatori devono solo comunicare trimestralmente le emissioni incorporate nelle merci CBAM, senza acquistare certificati. Quali sono le sanzioni? Se un importatore:
Come prepararsi?
I certificati CBAM non si possono scambiare o conservare per anni: non sono titoli finanziari, ma strumenti ambientali legati a uno specifico periodo (Art. 20). Conclusione Il CBAM cambierà profondamente le logiche di importazione nell'Unione Europea per determinati settori. Se la tua azienda importa ferro, acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti o altri prodotti energy-intensive, preparati ora. Scrivici a [email protected] per una consulenza import operativa, ti aiutiamo a capire se il tuo prodotto rientra, come misurare le emissioni incorporate e come preparare il registro CBAM aziendale prima del 2026. Fonti: Regolamento (UE) 2023/956 Regolamento (UE) 1031/2010 (ETS) Direttiva 2003/87/CE (EU ETS) Allegati I e IV del Regolamento CBAM (prodotti + metodi di calcolo) Decisione 2023/1312 sulla designazione delle autorità competenti per Stato membro Antidumping: definizione semplice
L’antidumping è una misura di difesa commerciale adottata per contrastare la vendita sottocosto di prodotti importati, quando questa pratica danneggia le imprese locali. Si applica un dazio antidumping per riallineare i prezzi e proteggere l’industria dell’Unione Europea. La normativa di riferimento è il Regolamento (UE) 2016/1036, che disciplina l’introduzione di dazi antidumping da parte della Commissione europea, su proposta della DG Trade (Direzione Generale Commercio). Quando e come scatta l’antidumping? L’UE avvia un’indagine dopo una denuncia documentata da parte di produttori europei e la Commissione valuta:
Negli ultimi anni, viti, bulloni e rondelle sono stati oggetto di particolare attenzione da parte della Commissione Europea, con l’introduzione di dazi antidumping per contrastare pratiche di concorrenza sleale, in particolare da parte di produttori asiatici. Ad esempio, i bulloni con testa esagonale, classificati nel codice doganale 7318.15.61, provenienti dalla Cina e da altri Paesi asiatici, sono soggetti a dazi antidumping che in alcuni casi superano il 70% del valore dichiarato. Le rondelle in acciaio inox e le viti autofilettanti, anch’esse classificate sotto la voce 7318, rientrano spesso in queste misure, con aliquote che variano in base al tipo di prodotto, alla tipologia di acciaio utilizzato e al produttore di origine. Questi dazi non solo aumentano significativamente il costo all’importazione, ma impongono alle aziende italiane di fare scelte più oculate nella selezione dei fornitori, privilegiando fornitori certificati o Paesi non soggetti a queste misure. È quindi fondamentale verificare ogni codice NC (Nomenclatura Combinata) con attenzione prima di ogni operazione doganale, per non incorrere in sanzioni o costi inattesi. IMPORTANTE: Queste misure valgono solo per specifici Paesi o produttori e possono essere modificate o eliminate ogni 5 anni (scadenza delle misure). Dove controllare se un prodotto ha dazi antidumping? Ti consigliamo di cercare i regolamenti UE pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale o di chiedere al tuo consulente import/export o al tuo broker doganale o a Hello Export. Come tutelarsi come importatore? Importare un prodotto soggetto a dazi antidumping senza saperlo può essere devastante per i margini, per cui per evitare rischi:
Domande frequenti 1. Se il fornitore cambia Paese, il dazio sparisce? No, non basta cambiare il paese di importazione se l’origine del prodotto resta in un paese soggetto a dumping, il dazio si applica comunque. 2. Posso chiedere il rimborso se ho già pagato? Solo in casi limitati e dimostrando che non c'era dumping reale: è complesso. 3. È sempre un dazio fisso? No, il dazio può essere in valore percentuale (es. +25%) oppure specifico (es. 487 €/tonnellata). Conclusione Il dazio antidumping è uno degli strumenti più potenti di politica commerciale internazionale. Chi opera nel mondo import-export deve conoscerlo bene, perché può incidere fino al +100% sul costo finale del prodotto. Vuoi controllare se il tuo prodotto è soggetto a antidumping? Scrivici a [email protected]: ti aiutiamo a valutare il rischio, trovare alternative e impostare una strategia d’import sostenibile e a norma UE. |
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