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I segreti dell'Export

Agenzia delle dogane e come evitare blocchi e ritardi

18/2/2026

 
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Quando si parla di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), la reazione immediata di molti imprenditori è un misto di timore e frustrazione. La dogana viene spesso percepita come un ente burocratico messo lì apposta per rallentare il business, chiedere documenti impossibili e bloccare merci urgenti.

Ma la verità è un'altra: la dogana è il guardiano dei confini economici, capire come ragiona e quali strumenti mette a disposizione non è una competenza strategica per chiunque voglia vendere all’estero senza brutte sorprese.

In questo articolo vediamo cosa fa davvero l'ADM e, soprattutto, quali strumenti pratici devi conoscere per dialogare con lei (e far scorrere le tue merci).

Non solo tasse: cosa fa davvero l'Agenzia delle Dogane?
Se pensi che il doganiere sia lì solo per incassare i dazi, vedi solo la punta dell'iceberg.
L'ADM ha un doppio ruolo cruciale:
  1. Tutela fiscale: Riscuote dazi, IVA e accise, in pratica, assicura che lo Stato (e l'Unione Europea) ricevano quanto dovuto.
  2. Tutela della sicurezza (safety & security): È il compito più importante oggi, la dogana blocca merci contraffatte, prodotti non sicuri (senza marchio CE), alimenti pericolosi e protegge il "Made in Italy" da chi usa etichette false.

Il punto chiave: Quando la dogana ferma un tuo container, non lo fa per dispetto, lo fa perché c'è un'incongruenza tra ciò che hai dichiarato (i documenti) e ciò che presumibilmente stai trasportando.

Gli strumenti indispensabili per le aziende (senza impazzire)
Non serve diventare un doganalista, ma ci sono 3 concetti/strumenti che devi assolutamente padroneggiare per non dipendere ciecamente dagli altri.

1. Il Codice EORI (La tua "partita IVA" internazionale)
Prima ancora di pensare a spedire, devi avere il codice EORI (Economic Operator Registration and Identification), è un codice univoco (spesso coincide con la P.IVA preceduta da "IT") che ti identifica in tutte le dogane d'Europa.
  • A cosa serve: Senza EORI, la dogana non può sdoganare nulla a tuo nome
  • Cosa fare: Verifica sul sito dell'ADM se il tuo EORI è attivo e valido

2. La TARIC (Il dizionario della dogana)
La dogana non legge "Scarpe di cuoio" o "Tubi in acciaio". La dogana legge numeri. La TARIC (Tariffa Integrata Comunitaria) è il database dove ogni merce esistente è associata a un codice numerico (HS Code).
  • Perché è vitale: Il codice TARIC determina quanti dazi paghi e quali documenti servono (autorizzazioni sanitarie, nulla osta, ecc.).
  • L'errore comune: Lasciare che sia lo spedizioniere a "indovinare" il codice. La responsabilità penale della classificazione è tua (dell'export/import manager). Controlla sempre la TARIC sul sito dell'Agenzia.

3. Il Portale AIDA e il Fascicolo Elettronico
Oggi la dogana è quasi interamente digitale, il sistema AIDA (Automazione Integrata Dogane Accise) gestisce i flussi telematici. Per te azienda, questo significa che la vecchia bolla doganale cartacea non esiste più come una volta. Oggi si parla di documenti digitali e tracciabilità online. Avere accesso (tramite SPID/CNS) al portale dell'Agenzia ti permette di scaricare le bolle doganali ufficiali (i prospetti di sintesi ai fini contabili) senza dover inseguire il corriere per mesi.

"Controllo Doganale": come prepararsi ed evitare il panico
Esistono diversi tipi di canali di controllo, assegnati da un algoritmo (il famoso "Circuito Doganale di Controllo") che valuta il rischio della tua spedizione.
  • Canale Verde: Tutto ok e sdoganamento immediato
  • Canale Giallo (Controllo Documentale): L'Agenzia vuole vedere i documenti (fattura, packing list, certificati d'origine).
    • Come uscirne: Se la tua fattura (commerciale o proforma) è compilata bene, con descrizioni chiare e codici TARIC corretti, si risolve in poche ore.
  • Canale Rosso (Visita Merce): Il funzionario apre fisicamente il pacco o il container.
    • Il rischio: Se trovano merce diversa da quella dichiarata, o senza le etichette obbligatorie, scattano sanzioni e sequestri (e multe assai salate)
    • Come prepararsi: Assicurati che l'etichettatura sia conforme PRIMA che la merce parta.

3 Consigli pratici per lavorare meglio con l'Agenzia
  1. La descrizione parla: Non scrivere "Goods" o "Parts" in fattura. Scrivi "Componenti in plastica per macchine agricole (Voce Doganale 8432...)". Aiuti il funzionario a capire subito di cosa si tratta.
  2. Valore congruo: Non sottofatturare mai per "fare un favore al cliente". La dogana ha database statistici sui prezzi medi. Se dichiari 1€ per una giacca di pelle, il blocco è garantito.
  3. L'Origine è sacra: Non confondere "Provenienza" (da dove arriva la nave) con "Origine" (dove è stato fatto il bene). È l'errore n.1 che porta a sanzioni pesanti.

Conclusione
​L'Agenzia delle Dogane non è un nemico, ma è un interlocutore che esige precisione, un codice sbagliato o un'etichetta mancante possono costarti settimane di ritardo e migliaia di euro di multe.
Vuoi essere sicuro che i tuoi prodotti siano classificati correttamente e pronti per superare i controlli?
Possiamo effettuare un check-up doganale della tua merce, verificare i codici TARIC e assicurarci che la tua documentazione sia a prova di "Canale Rosso".
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Fattura proforma: quando usarla in export e import e come compilarla

18/2/2026

 
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​Spesso confusa con un semplice preventivo o con la fattura commerciale definitiva, la fattura proforma è in realtà uno dei documenti più sottovalutati e, al tempo stesso, più problematici nell'operatività quotidiana dell'export.
In dogana, una proforma compilata male non è solo un pezzo di carta inutile: è un invito a nozze per controlli, blocchi della merce e sanzioni. Vediamo come usarla correttamente per far scorrere la tua merce senza intoppi.

Cos’è la fattura proforma e perché NON è una fattura commerciale
La differenza è sostanziale e non solo contabile:
  • Fattura commerciale: È un documento fiscale e contabile. Attesta la vendita, fa scattare l'obbligo di pagamento e serve per la dichiarazione IVA e il bilancio.
  • Fattura proforma: È un documento "pro-forma" (per apparenza). Serve a fini doganali o informativi per dichiarare il valore e la natura della merce quando non c’è ancora una transazione finanziaria definitiva o quando la merce si muove per motivi diversi dalla vendita.
Regola d’oro: La proforma non ha valore fiscale in Italia (non va nei registri IVA), ma ha pieno valore legale in dogana. Se dichiari il falso su una proforma, ne rispondi esattamente come su una commerciale.

Quando serve davvero? I 4 casi tipici
Non si usa la proforma solo "perché il cliente la chiede per aprire il credito documentario".
Ecco i casi operativi dove è indispensabile:
  1. Invio di campionature gratuite: Quando spedisci campioni che non verranno pagati. La dogana vuole comunque sapere quanto valgono (per calcolare eventuali dazi) e cosa sono.
  2. Riparazioni e sostituzioni in garanzia: Se un pezzo rientra per riparazione o se spedisci un componente in sostituzione gratuita, la proforma serve a giustificare il movimento della merce senza che ci sia un pagamento.
  3. Merci per fiere ed esposizioni: Quando porti i tuoi prodotti all'estero per una fiera e prevedi di riportarli indietro (o venderli in loco).
  4. Anticipi e visti d'importazione: In alcuni paesi (es. Algeria o Egitto), il cliente ha bisogno della proforma per ottenere l'autorizzazione all'importazione o per far approvare il bonifico bancario dalla propria banca centrale.

Come compilarla: i campi che "tranquillizzano" la dogana
Per evitare che il doganiere prema il tasto "blocco", la tua proforma deve essere impeccabile, oltre ai dati di mittente e destinatario, assicurati di inserire:
  • Dicitura obbligatoria: Scrivi chiaramente "Proforma Invoice - No commercial value, value for customs purpose only" (Fattura proforma - Senza valore commerciale, valore dichiarato solo ai fini doganali).
  • Descrizione aanalitica: Evita descrizioni vaghe come "Spare parts" (pezzi di ricambio). Usa: "Steel ball bearings for industrial packaging machinery". Più sei specifico, meno domande ti faranno.
  • Codice HS (Sistema Armonizzato): Inserisci sempre le prime 6 cifre della voce doganale, è il linguaggio universale delle dogane.
  • Il Valore "reale": Anche se è un omaggio, non scrivere "Valore 0,00",la dogana non accetta che la merce non abbia valore, indica il valore di mercato o il costo di produzione.
  • Origine della merce: Specifica sempre se la merce è "Made in Italy" o altro.

Errori da matita blu (che costano caro)
  1. Usare la proforma per vendite definitive: Se il cliente paga, devi emettere la fattura commerciale, usare la proforma per "posticipare" la tassazione è un illecito.
  2. Dimenticare l'Incoterm: Anche se la merce è gratis, qualcuno paga il trasporto e qualcuno corre il rischio. Specifica sempre la resa (es. DAP Dubai).
  3. Non firmare: La proforma va sempre timbrata e firmata in originale (o firma digitale) dal legale rappresentante o da un delegato.

Conclusione
Gestire le esportazioni non commerciali sembra facile, finché la merce non resta ferma in un magazzino doganale a 5.000 km di distanza con i costi di giacenza che corrono.
Hai dubbi su come gestire l'invio di campioni o un rientro per riparazione?
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Incoterms® 2020: quali scegliere per vendere all’estero senza rischi

18/2/2026

 
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​Nel mondo dell’export, la frase "ci pensa il cliente" è spesso l’inizio di un incubo logistico o doganale.
Se la tua azienda manifatturiera spedisce regolarmente all'estero, sai bene che non si tratta solo di caricare un pallet, si tratta di capire chi paga cosa, ma soprattutto chi è responsabile se qualcosa va storto.

Gli Incoterms® (International Commercial Terms) non sono semplici sigle da mettere in fattura per abitudine: sono le regole del gioco che definiscono il confine tra un profitto pulito e una perdita imprevista.
In questa guida analizziamo le tre rese più comuni per le PMI (FCA, DAP, DDP), eliminando i tecnicismi inutili e andando dritti al punto: la gestione dei rischi e dei costi.

1. FCA (Free Carrier) – Il "compromesso" intelligente
Molte aziende usano l'Ex Works (EXW), ma in Hello Export consigliamo quasi sempre di passare all'FCA.
Perché? Perché nell'EXW, tecnicamente, il venditore non dovrebbe nemmeno caricare la merce sul camion.
Con l'FCA Franco Vettore, ti occupi tu del carico e delle operazioni doganali di esportazione.
  • Rischio: Si trasferisce al compratore quando la merce è caricata sul mezzo di trasporto.
  • Vantaggio per la PMI: Hai la prova certa dell'esportazione (la bolla doganale è a tuo nome), fondamentale per i controlli fiscali e l'esenzione IVA (Art. 8).
  • Esempio Pallet/Container: Se vendi un macchinario in USA via mare, con FCA carichi il container in azienda e gestisci la dogana in Italia. Se il container cade in porto a Genova, il rischio è già del cliente (se hai caricato correttamente).

2. DAP (Delivered At Place) – Controllo e Servizio
Con il DAP, la tua azienda organizza il trasporto fino a destinazione (magazzino del cliente), ma non paga i dazi e le tasse locali.
  • Rischio: Resta a tuo carico fino a quando la merce è pronta per lo scarico a destinazione.
  • Costi nascosti: Attenzione alle soste impreviste. Se il cliente ritarda lo sdoganamento a destino, le spese di giacenza in porto o aeroporto potrebbero esserti addebitate dal trasportatore.
  • Esempio Spedizioni Express: Invii un pacco urgente in Svizzera via corriere (DHL/FedEx). Tu paghi il trasporto, il cliente riceve la merce e paga l'IVA svizzera e gli oneri doganali all'importazione.

3. DDP (Delivered Duty Paid) – Il servizio "All-Inclusive" (con cautela)
È la resa dove il venditore si assume tutto: trasporto, assicurazione e sdoganamento a destino (tasse incluse).
  • Il "mal di testa": Per spedire DDP in molti paesi, devi essere registrato fiscalmente in quel paese o avere un rappresentante fiscale. Se spedisci DDP in Brasile o Cina senza conoscere le dinamiche locali, rischi che la merce resti bloccata per mesi.
  • Prove di resa: È essenziale avere contratti chiari con lo spedizioniere che ti garantiscano i documenti di avvenuto sdoganamento.
  • Consiglio Hello Export: Usa il DDP solo per piccole spedizioni express o se hai una struttura logistica molto solida. Per il manifatturiero pesante, il DAP è spesso preferibile.

​3 Errori comuni da evitare (e come non perdere soldi)
  1. Sottovalutare l'assicurazione: Negli Incoterms® 2020, solo il CIF e il CIP obbligano il venditore a stipulare un'assicurazione. In DAP, anche se sei responsabile del rischio, non sei obbligato legalmente ad assicurare la merce. Fallo sempre. Un container perso in mare senza assicurazione può affondare il bilancio di una PMI.
  2. Confondere "passaggio del rischio" e "passaggio di proprietà": Gli Incoterms non dicono quando la merce diventa del cliente, ma solo chi risponde dei danni. La proprietà va gestita nel contratto di vendita (clausola di riserva di proprietà).
  3. Dimenticare i costi di sbarco: Spesso nel trasporto via mare (container), tra l'arrivo in porto e la consegna finale ci sono spese di movimentazione (THC) e tasse portuali. Specifica sempre nel preventivo se sono incluse.

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Fonti e approfondimenti:
  • International Chamber of Commerce (ICC) – Rules for the use of domestic and international trade terms
  • Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Linee guida per le operazioni di esportazione
  • Regolamento (UE) n. 952/2013 (Codice Doganale dell'Unione)

TARIC: cos’è e come usarlo davvero per non sbagliare dazi e restrizioni doganali

18/2/2026

 
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Se esporti o importi, prima o poi ti scontri con una parola: TARIC
Molti la citano ma pochi la usano davvero bene.
Eppure il TARIC è uno degli strumenti più importanti per evitare errori su:
  • dazi doganali
  • restrizioni all’import/export
  • certificati obbligatori
  • misure antidumping
  • contingenti tariffari
  • divieti o controlli sanitari
Vediamo cos’è, come funziona e come usarlo in modo concreto.

Cos’è il TARIC
Il TARIC (Tariffa Integrata Comunitaria) è la banca dati ufficiale dell’Unione Europea che contiene:
  • codici doganali (HS + CN + estensioni UE)
  • aliquote daziarie
  • misure di politica commerciale
  • restrizioni e obblighi documentali
  • riferimenti normativi
In pratica, è il punto di partenza per capire quanto paghi in dogana e quali regole devi rispettare.

Il TARIC si basa su tre livelli:
  1. Sistema armonizzato (HS) – 6 cifre
    Valido a livello mondiale.
  2. Nomenclatura combinata (CN) – 8 cifre
    Specifica dell’Unione Europea.
  3. Estensione TARIC – 10 cifre
    Include misure particolari UE (antidumping, sospensioni, ecc.).

Perché il TARIC è decisivo per la tua azienda
Un codice doganale sbagliato può comportare:
  • pagamento di dazi non dovuti
  • applicazione di misure antidumping
  • blocco della merce in dogana
  • sanzioni amministrative
  • contestazioni in fase di controllo

Esempio concreto
Importi viti in acciaio.
Se classifichi genericamente sotto una voce errata, potresti non accorgerti che per alcune provenienze esiste una misura antidumping attiva.

Il TARIC ti permette di verificare:
  • se esistono dazi aggiuntivi
  • se serve un certificato specifico
  • se il prodotto è soggetto a restrizioni

Come usare il TARIC in modo pratico

1) Trova il codice doganale corretto
Non partire dal nome commerciale, ma da:
  • materiale
  • funzione
  • grado di lavorazione
  • destinazione d’uso

2) Verifica il paese di origine
Nel TARIC puoi simulare:
  • import da Giappone
  • import da Cina
  • import da USA
  • esportazione verso paesi specifici
Le misure cambiano in base all’origine.

3) Controlla le misure applicabili
Una volta inserito il codice e il paese, il TARIC ti mostra:
  • dazio base
  • eventuale dazio preferenziale (es. accordi UE)
  • misure antidumping
  • certificati richiesti
  • eventuali contingenti tariffari

4) Verifica eventuali restrizioni
Alcuni prodotti possono richiedere:
  • certificazioni CE
  • autorizzazioni sanitarie
  • controlli dual use
  • licenze di esportazione
Il TARIC segnala i riferimenti normativi, ma va interpretato correttamente.

Errori comuni nell’uso del TARIC
  • Copiare il codice da un fornitore senza verificarlo
  • Usare solo le prime 6 cifre HS
  • Non controllare le misure legate al paese di origine
  • Ignorare le note esplicative
  • Non aggiornarsi (le misure cambiano)
Il TARIC viene aggiornato costantemente.

TARIC e manifattura italiana
Se produci o importi:
  • componenti meccanici
  • elettronica
  • macchinari
  • minuteria metallica
  • prodotti chimici
il TARIC è il tuo primo strumento di analisi prima ancora di firmare un contratto.

Un buon export manager o import manager non manda una merce senza aver prima verificato:
  • classificazione corretta
  • dazi effettivi
  • eventuali misure restrittive

Conclusione
Il TARIC non è solo un database tecnico per spedizionieri ma è anche uno strumento strategico per imprenditori che vogliono evitare errori e proteggere i margini.
Se vuoi verificare il codice doganale dei tuoi prodotti o capire se sono soggetti a dazi particolari o misure restrittive:
📩 Scrivici a [email protected] per la tua consulenza una tantum
Ti aiutiamo ad analizzare la tua situazione e a impostare correttamente il tuo progetto import/export.

Fonti
Regolamento (UE) n. 952/2013 – Codice doganale dell’Unione (CDU) - EUR-Lex – CELEX: 32013R0952
Regolamento (CEE) n. 2658/87 relativo alla nomenclatura tariffaria e statistica e alla tariffa doganale comune
Database TARIC ufficiale – Commissione Europea
Access2Markets – Commissione Europea
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM)

Come importare dal Giappone: guida pratica aggiornata 2026

24/1/2026

 
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Importare dal Giappone nel 2026 è sempre più strategico per le aziende italiane, grazie al consolidato Accordo di Partenariato Economico tra l’Unione Europea e il Giappone (EPA) che non solo offre agevolazioni tariffarie, ma semplifica molte delle procedure doganali, rendendo più accessibile l’ingresso di prodotti giapponesi nei mercati europei.

Perché importare dal Giappone
Il Giappone è la terza economia mondiale, noto per la qualità e la tecnologia avanzata dei suoi prodotti. Settori come:
  • componentistica elettronica e industriale
  • attrezzature di precisione
  • cosmetica e prodotti skincare
  • utensileria e strumenti per professionisti
    offrono un’ampia gamma di opportunità per importatori italiani, distributori e rivenditori specializzati.

EPA: l’accordo che ti fa risparmiare sui dazi
Dal 2019 è in vigore l'Accordo di Partenariato Economico UE-Giappone, che elimina gradualmente gran parte dei dazi doganali sui beni scambiati tra le due aree.

Cosa comporta?
  • Accesso preferenziale a moltissimi prodotti giapponesi
  • Procedure doganali semplificate
  • Requisiti chiari per l’origine preferenziale
  • Supporto alla digitalizzazione doganale

👉 Esempio pratico: se importi macchinari giapponesi classificati come HS 8479.89, l’EPA potrebbe azzerare i dazi, a patto che il fornitore giapponese rilasci una dichiarazione di origine conforme.
Niente dazi = maggiore competitività sul mercato.

Come sapere se un prodotto è coperto dall’EPA?
Per ogni codice doganale puoi verificare sul sito dell'agenzia delle dogane, se sono applicabili dazi agevolati grazie all’EPA.
Attenzione: è importante che il fornitore giapponese sia registrato al sistema REX o indichi correttamente l'origine preferenziale nella documentazione.

Aspetti interculturali: il valore della fiducia
Fare business con i giapponesi richiede rispetto, puntualità e precisione, ecco alcune regole base:
  • Evita approcci troppo informali
  • I tempi di trattativa possono essere più lunghi, ma servono a costruire fiducia
  • I documenti e le comunicazioni devono essere ordinati e professionali
  • I giapponesi sono molto attenti alla reputazione: lavora bene, comunica con trasparenza
Un buon importatore è anche un buon mediatore culturale.

Cosa serve per iniziare?
Per importare dal Giappone in modo sicuro e conforme, ti serviranno:
  • Codice doganale corretto (HS/TARIC)
  • Fattura e packing list dettagliata
  • Eventuale dichiarazione di origine EPA
  • Registrazione EORI
  • Tracciabilità doganale (possibilmente tramite un buon spedizioniere)
  • Controllo delle restrizioni sanitarie o tecniche (es. cosmetici o alimenti)

Conclusione
Importare dal Giappone è oggi più semplice e conveniente, ma richiede attenzione ai dettagli normativi e doganali, oltre che sensibilità culturale. Il vantaggio competitivo si gioca tutto sulla preparazione.
Vuoi un supporto operativo per avviare le tue importazioni dal Giappone?
Scrivici a [email protected] per scoprire il Progetto Import 2026: ti aiutiamo a classificare il prodotto, a verificare l’applicabilità dell’EPA, a contattare i fornitori giusti e a gestire ogni fase logistica e documentale.
​
Fonte normativa:
Accordo di Partenariato Economico UE-Giappone (EPA) - CELEX: 02018A1227(01)
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