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I segreti dell'Export

SIMEST Transizione Digitale ed Ecologica 2026: un’opportunità concreta per le imprese che vogliono crescere sui mercati esteri

11/6/2026

 
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Nel 2026 torna al centro dell’attenzione una misura che può interessare molte imprese italiane con vocazione internazionale: SIMEST Transizione Digitale ed Ecologica.
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Si tratta di uno strumento agevolativo pensato per sostenere investimenti finalizzati a rafforzare la competitività dell’impresa sui mercati internazionali, finanziando non solo la trasformazione digitale e la transizione ecologica, ma anche una parte di rafforzamento patrimoniale. La finestra indicata nella scheda va dal 25 maggio 2026 al 31 dicembre 2026.

Cos’è la misura SIMEST Transizione Digitale ed Ecologica
La misura finanzia investimenti per:
  • innovazione digitale
  • transizione ecologica
  • rafforzamento patrimoniale dell’impresa

L’obiettivo dichiarato è migliorare la competitività sui mercati internazionali. La struttura della misura prevede che almeno il 50% dell’importo deliberato sia destinato a investimenti digitali e/o ecologici, mentre la parte restante, fino al 50%, possa essere destinata a investimenti di rafforzamento patrimoniale.
Questo punto è particolarmente interessante perché non si tratta di un bando limitato a un singolo tipo di spesa: l’impresa può usarlo anche per migliorare la propria organizzazione interna, la struttura finanziaria e la capacità di affrontare i mercati esteri con maggiore solidità.

A chi può interessare davvero
Questa misura può essere molto utile per le aziende italiane che:
  • hanno già una presenza export e vogliono rafforzarsi
  • stanno investendo in digitalizzazione dei processi
  • stanno lavorando su sostenibilità ed efficientamento
  • vogliono crescere all’estero con una struttura più solida
  • hanno bisogno di accompagnare lo sviluppo internazionale con investimenti non solo commerciali, ma anche organizzativi e patrimoniali

Tra i requisiti principali, la scheda indica la necessità di avere sede legale e operativa in Italia, almeno due bilanci depositati relativi a due esercizi completi precedenti e una soglia minima di fatturato export. In via ordinaria è richiesto almeno il 10% di fatturato export sull’ultimo bilancio, oppure almeno il 3% di fatturato export e almeno il 10% del fatturato totale realizzato verso clienti esportatori. Per le imprese energivore e per quelle che hanno avviato un percorso di efficientamento energetico, il requisito si riduce al 3% del fatturato export.

Quali spese possono essere finanziate
La misura include una gamma piuttosto ampia di spese ammissibili.

1. Spese per la transizione digitale
Sono comprese, tra le altre:
  • integrazione e sviluppo digitale dei processi aziendali
  • ammodernamento organizzativo in ottica digitale
  • attrezzature tecnologiche, software e contenuti digitali
  • consulenze in ambito digitale
  • business continuity e disaster recovery
  • blockchain per la notarizzazione dei processi
  • investimenti e formazione collegati all’industria 4.0

2. Spese per la transizione ecologica
Rientrano:
  • investimenti per la sostenibilità ambientale e sociale
  • efficientamento energetico e idrico
  • mitigazione degli impatti climatici
  • spese per l’ottenimento e il mantenimento di certificazioni ambientali collegate agli investimenti finanziati

3. Spese per il rafforzamento patrimoniale
La misura consente anche di finanziare investimenti volti a rafforzare la solidità patrimoniale dell’impresa, che devono risultare nell’attivo patrimoniale.

4. Interventi su società controllate
Tra gli aspetti più interessanti c’è la possibilità di destinare parte del finanziamento a:
  • aumenti di capitale sociale di società controllate
  • finanziamenti soci a favore di società controllate
La scheda indica un limite ordinario di 600.000 euro, elevabile in alcuni casi fino a 1 milione o 1,5 milioni di euro.
​
Le agevolazioni più interessanti
La misura prevede un finanziamento agevolato con eventuale contributo a fondo perduto, coprendo fino al 100% delle spese ammissibili. La scheda riporta anche un importo minimo concedibile di 10.000 euro.
Uno degli elementi più attrattivi è proprio la combinazione tra finanziamento e quota a fondo perduto.

La documentazione segnala:
  • fondo perduto fino al 10% nei casi ordinari previsti
  • nuova premialità con fondo perduto fino al 20%
  • quota elevabile fino al 30% per le PMI in alcuni casi rafforzati, come per imprese colpite dal conflitto nell’area del Golfo Persico ed energivore entro i limiti indicati

Inoltre:
  • la durata ordinaria del finanziamento è di 6 anni
  • in alcuni casi può arrivare fino a 8 anni
  • l’anticipo ordinario è del 25%
  • per le misure rafforzate l’anticipo può arrivare fino al 50%

Un aspetto importante: non finanzia le normali spese export
Questa misura non va letta come un sostegno alle attività commerciali ordinarie legate alla vendita all’estero.
La scheda esclude infatti spese come:
  • spese direttamente connesse all’attività di esportazione
  • commissioni sul venduto
  • reti di distribuzione
  • assistenza post-vendita
  • trasporto e stoccaggio merci
  • costi ordinari e correnti dell’impresa
  • consulenze continuative o periodiche
  • pubblicità ordinaria

Questo significa che il bando è più adatto a chi vuole fare un investimento strutturale sull’impresa, non a chi cerca un contributo per coprire l’operatività commerciale quotidiana.

Perché può essere strategica per chi esporta
Dal punto di vista di un’impresa orientata ai mercati esteri, questa misura è interessante perché interviene su un tema spesso sottovalutato: per crescere all’estero non basta cercare clienti, serve anche avere processi, strumenti, organizzazione e struttura finanziaria adeguati.

Molte PMI pensano all’internazionalizzazione solo come attività commerciale. In realtà, per esportare bene servono anche:
  • sistemi digitali più efficienti
  • processi più tracciabili
  • maggiore sostenibilità
  • capacità di gestire la crescita
  • solidità patrimoniale

È proprio su questo che la misura SIMEST può diventare una leva concreta.

Quando conviene valutarla
Conviene approfondire questa opportunità se la tua impresa:
  • esporta già e vuole investire in digitalizzazione
  • sta lavorando su efficientamento energetico o sostenibilità
  • vuole rafforzare la propria struttura per affrontare meglio i mercati esteri
  • ha una strategia internazionale e vuole sostenerla con investimenti più ampi
  • rientra nei requisiti di accesso previsti dalla scheda
Come sempre, il punto non è solo sapere che il bando esiste. Il punto è capire se è davvero coerente con gli obiettivi dell’azienda.

Conclusione
La misura SIMEST Transizione Digitale ed Ecologica 2026 rappresenta un’opportunità interessante per le imprese italiane che vogliono rafforzare la propria competitività internazionale attraverso investimenti digitali, ecologici e patrimoniali. Le condizioni rafforzate per alcune categorie di imprese, l’anticipo fino al 50% e la possibilità di combinare finanziamento agevolato e fondo perduto la rendono uno strumento da valutare con attenzione.
Per molte PMI, però, il vero nodo resta sempre lo stesso: collegare bene finanza agevolata, strategia aziendale e sviluppo export.

Vuoi capire se questa misura può essere utile per la tua azienda e se si inserisce davvero nel tuo percorso di crescita internazionale? 
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Cos’è un Temporary Export Manager e perché può fare la differenza per una PMI italiana

20/4/2026

 
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Molte PMI italiane hanno un prodotto valido, competenze solide e un buon posizionamento sul mercato interno, quando però arriva il momento di sviluppare nuovi mercati esteri, emerge quasi sempre lo stesso problema: manca una figura capace di guidare il progetto con continuità, metodo e visione commerciale.
È proprio in questo spazio che entra in gioco il Temporary Export Manager.
Capire cos’è un Temporary Export Manager, quali sono il suo ruolo e le sue responsabilità, e perché può essere una scelta strategica per una PMI italiana, è fondamentale per chi vuole affrontare l’internazionalizzazione in modo concreto.

Cos’è un Temporary Export Manager
Il Temporary Export Manager, spesso indicato anche come TEM, è un professionista che affianca l’azienda nello sviluppo commerciale dei mercati esteri per un periodo definito, con un obiettivo chiaro e con un approccio operativo.
Non è una figura puramente teorica e non è nemmeno un consulente che si limita a dare indicazioni generiche. Il suo compito è aiutare la PMI a strutturare e portare avanti un progetto export reale.
In pratica, il Temporary Export Manager lavora accanto all’imprenditore e al team aziendale per:
  • valutare il potenziale export dell’impresa
  • individuare i mercati più adatti
  • costruire una strategia commerciale internazionale
  • organizzare attività, priorità e tempi
  • supportare la ricerca di clienti, distributori o partner
  • coordinare il progetto in modo concreto
Per una PMI, significa avere una guida specializzata senza dover inserire subito una figura interna a tempo pieno.

Ruolo e responsabilità di un Temporary Export Manager
Per capire davvero il valore di questa figura, bisogna entrare nel merito del suo ruolo.
Il Temporary Export Manager non si occupa solo di “vendere all’estero”. Il suo lavoro è più ampio e più strategico.

Analisi iniziale dell’azienda
Una delle prime responsabilità del TEM è capire se l’azienda è pronta per esportare e in che modo può farlo. Analizza prodotto, posizionamento, capacità produttiva, struttura interna, risorse disponibili, margini e potenziale commerciale.
Questo passaggio evita errori comuni, come partire verso mercati poco adatti o attivare azioni commerciali senza basi solide.

Definizione dei mercati target
Il ruolo del Temporary Export Manager include la selezione dei mercati più interessanti per l’azienda. Non sulla base dell’intuito, ma attraverso una valutazione più ragionata delle opportunità, della concorrenza, dei canali e della compatibilità tra offerta e domanda.

Costruzione della strategia export
Una delle responsabilità più rilevanti è trasformare l’idea di esportare in un percorso strutturato. Il TEM aiuta l’azienda a definire priorità, strumenti commerciali, approccio al mercato, interlocutori da raggiungere e modalità operative.

Sviluppo commerciale
Il Temporary Export Manager può supportare la ricerca di clienti esteri, distributori o partner commerciali, gestendo o coordinando fasi come scouting, primo contatto, follow-up e sviluppo delle opportunità.

Coordinamento interno
Un progetto export coinvolge spesso più funzioni: direzione, commerciale, amministrazione, logistica, customer care. Il TEM aiuta a mettere ordine, coordinare le attività e far procedere il progetto con maggiore continuità.
In sintesi, il ruolo del Temporary Export Manager è quello di dare metodo, velocità e concretezza allo sviluppo internazionale della PMI.

Vantaggi di un Temporary Export Manager per PMI
I vantaggi di un Temporary Export Manager per PMI sono numerosi, soprattutto per quelle aziende che vogliono crescere all’estero ma non hanno ancora una struttura interna dedicata.
1. Accesso a competenze specialistiche
La PMI può contare su una figura con esperienza nei processi di internazionalizzazione, senza dover affrontare subito i costi e i vincoli di un’assunzione stabile.
2. Maggiore flessibilità
Il TEM lavora su obiettivi e fasi progettuali. Questo consente all’impresa di attivare un supporto concreto nei momenti in cui serve davvero, con una formula più agile rispetto a un inserimento interno tradizionale.
3. Più metodo, meno improvvisazione
Molte aziende si muovono verso l’estero in modo frammentato. Il Temporary Export Manager porta una logica più ordinata, che aiuta a evitare dispersione di tempo, tentativi casuali e scelte poco efficaci.
4. Ottimizzazione del tempo dell’imprenditore
Nelle PMI il titolare è spesso coinvolto in tutto. Avere un TEM significa alleggerire la gestione diretta dell’export, pur mantenendo il controllo strategico.
5. Riduzione del rischio di errori
Mercati sbagliati, approcci commerciali poco efficaci, tempi gestiti male, mancanza di follow-up: sono tutti problemi frequenti. Un TEM aiuta a ridurre questi rischi e a costruire un percorso più solido.
6. Sviluppo più rapido del progetto
Con una guida esperta, l’azienda riesce spesso a passare più velocemente dall’intenzione all’azione, evitando lunghi periodi di incertezza.
Per molte PMI, quindi, il vantaggio più grande non è solo avere una competenza in più, ma avere una direzione chiara.

Come assumere un Temporary Export Manager per PMI italiane
Quando ci si chiede come assumere un Temporary Export Manager per PMI italiane, in realtà la domanda corretta è spesso un’altra: come scegliere il partner giusto per accompagnare l’azienda nello sviluppo export.
Non si tratta solo di trovare un professionista con esperienza internazionale. Serve trovare una realtà capace di comprendere la struttura della PMI, il suo settore, i suoi obiettivi e il livello reale di prontezza verso i mercati esteri.

Ecco alcuni criteri utili.

Valutare l’approccio
Un buon TEM non propone soluzioni standard uguali per tutti. Parte dall’analisi dell’azienda, ascolta le esigenze reali e costruisce un percorso coerente con il contesto imprenditoriale.
Verificare la capacità operativa
Non basta la teoria. È importante scegliere un supporto che sappia trasformare la strategia in azioni concrete: sviluppo commerciale, organizzazione del lavoro, gestione priorità, supporto al team.
Considerare la compatibilità con la PMI
Le piccole e medie imprese italiane hanno tempi, risorse e dinamiche diverse rispetto alle grandi aziende. Per questo è utile affidarsi a professionisti o aziende specializzate in Temporary Export Management che conoscano bene il mondo PMI.
Scegliere una realtà vicina e accessibile
Per molte imprese, lavorare con una struttura territoriale vicina è un vantaggio. Facilita confronto, relazione e continuità operativa.

Temporary Export Manager: migliori agenzie in Italia?
Molti imprenditori cercano online frasi come “Temporary Export Manager migliori agenzie in Italia” oppure “aziende specializzate in Temporary Export Management”.
È una ricerca comprensibile, ma va affrontata con attenzione.
Più che cercare una classifica generica, una PMI dovrebbe cercare una realtà specializzata, affidabile e realmente adatta al proprio progetto. La scelta non dipende solo dalla notorietà, ma dalla capacità di affiancare l’azienda in modo concreto.
In questo contesto, Hello Export si propone come realtà specializzata nel supporto alle PMI italiane che vogliono sviluppare l’export con un approccio pratico, flessibile e orientato ai risultati.
Aziende specializzate in Temporary Export Management: il valore della specializzazioneLe aziende specializzate in Temporary Export Management non offrono semplicemente consulenza commerciale. Offrono una struttura di supporto che può aiutare la PMI a leggere il proprio potenziale, impostare il progetto e accompagnarne lo sviluppo.
Questo aspetto è decisivo perché molte imprese non hanno bisogno solo di idee, ma di esecuzione.
Hello Export nasce proprio con questa logica: aiutare le aziende italiane a costruire un percorso di internazionalizzazione più ordinato, sostenibile e concreto, attraverso servizi TEM e D-TEM pensati per le esigenze reali delle PMI.
Hello Export: supporto TEM e D-TEM a Torino per PMI italianePer le imprese che cercano un riferimento sul territorio, è importante anche sapere con chi lavorano e dove.
Hello Export è a Torino e si rivolge alle PMI italiane che vogliono affrontare i mercati esteri con maggiore metodo, struttura e continuità. L’obiettivo non è proporre formule standard, ma costruire percorsi export su misura, in linea con il livello di maturità dell’azienda e con le sue reali possibilità di crescita internazionale.
Per una PMI, questo significa poter contare su un interlocutore specializzato, vicino e focalizzato su esigenze concrete:
  • capire se è pronta per esportare
  • scegliere i mercati giusti
  • organizzare un piano commerciale
  • sviluppare opportunità reali
  • evitare errori tipici dell’export improvvisato

Conclusione
Capire cos’è un Temporary Export Manager significa capire una cosa molto semplice: crescere all’estero richiede guida, metodo e continuità.
Per una PMI italiana, il TEM può rappresentare una soluzione concreta per affrontare l’internazionalizzazione senza dover creare subito una struttura interna complessa. I vantaggi sono chiari: più competenza, più organizzazione, meno improvvisazione e una maggiore capacità di trasformare il potenziale in sviluppo reale.
Il punto non è solo trovare qualcuno che conosca l’export. Il punto è scegliere una realtà capace di accompagnare davvero l’azienda nel percorso.

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Export e Bandi 2025: fino all’85% di agevolazione per internazionalizzare la tua impresa in Lombardia

23/6/2025

 
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Se sei una PMI con sede operativa in Lombardia e vuoi iniziare a esportare, il 2025 è l’anno giusto per farlo con un sostegno concreto.
Regione Lombardia ha attivato un bando dedicato alla promozione dell’internazionalizzazione, con una dotazione di quasi 19 milioni di euro, pensata per aiutare le aziende a sviluppare un vero Piano d’Azione per l’export.

A chi è rivolto il bando?
Il bando è aperto a micro, piccole e medie imprese lombarde che:
  • sono iscritte e attive al Registro Imprese con almeno due bilanci approvati
  • hanno una sede operativa in Lombardia
  • non hanno già superato il 40% di export sul fatturato nell’anno precedente

Cosa finanzia?
Viene finanziato lo sviluppo di un Piano d’Azione per l’internazionalizzazione, costruito in modo concreto e operativo con l’aiuto di consulenti export esperti (come i TEM o digital TEM di Hello Export).
Il piano può includere:
  • analisi di mercato esteri
  • selezione dei paesi target
  • preparazione di documenti, listini, materiali in lingua
  • supporto a fiere, missioni, piattaforme B2B
  • consulenza su normative, documentazione doganale, logistica internazionale
  • digital export e contatti con buyer esteri

Quanto si può ottenere?
L’agevolazione arriva fino all’85% delle spese ammissibili, così suddivisa:
  • 20% contributo a fondo perduto
  • 65% finanziamento agevolato a tasso fisso, da 3 a 6 anni
👉 L’investimento minimo è di 30.000 €
👉 L’investimento massimo è di 600.000 €

Quando presentare la domanda?
Le domande vanno inviate tramite la piattaforma Bandi e Servizi dal 3 giugno al 9 settembre 2025.
Serve presentare il Piano d’Azione per l’Internazionalizzazione, secondo il modello indicato nel bando.
La selezione avverrà a graduatoria, sulla base di una valutazione economico-finanziaria e tecnica.

Perché conviene?
Se hai sempre rimandato l’inizio di un progetto export per mancanza di tempo o di risorse, questo bando ti copre fino all’85% dell’investimento.
È un’opportunità concreta per passare dalla teoria alla pratica, strutturando il tuo percorso estero con il supporto di un Temporary Export Manager, e puntando su mercati esteri reali, contatti selezionati, azioni mirate.

Conclusione
📢 Se hai sede in Lombardia e rientri nei requisiti, Hello Export può aiutarti a partecipare al bando, sviluppare un Piano d’Azione personalizzato e seguirti in tutto il percorso export.
Non aspettare l’ultimo minuto. I fondi non sono infiniti.
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Perché investire in un TEM - Temporary Export Manager

6/6/2025

 
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​Molte aziende aspettano “il momento giusto” per iniziare a esportare.
Ma il momento giusto non arriva mai da solo.
E proprio nei momenti di difficoltà, saturazione del mercato interno o rallentamento della domanda, è il momento perfetto per guardare fuori dai confini e ripartire con una visione più ampia.

Perché investire in un TEM o DTEM adesso
Un Temporary Export Manager (TEM) o Digital TEM (DTEM) non è un consulente generico, è un professionista operativo che ti affianca per trovare mercati nuovi, contatti veri e opportunità di crescita all’estero.

Proprio come accade nella pubblicità nei tempi di crisi, anche nell’export vale questa logica:
“Nei momenti buoni si vorrebbe investire. Nei momenti difficili si dovrebbe farlo.”

Il TEM ti serve se:
  • il mercato italiano è stagnante
  • hai margini bassi ma un prodotto valido
  • vuoi aumentare vendite senza assumere figure interne
  • non sai da dove iniziare a vendere all’estero
  • hai provato fiere o contatti senza struttura e non hanno funzionato

Cosa fa un TEM/DTEM in pratica
  • analizza il tuo potenziale export
  • individua i mercati più adatti (non i più alla moda)
  • prepara listini, documenti, materiali multilingua
  • cerca clienti, buyer, importatori o distributori
  • struttura la tua presenza online per l’estero (LinkedIn, sito, B2B marketplace, ecc.)
  • ti aiuta a vendere, non solo a “comunicare”

È un investimento, non un costo
Un TEM non è un dipendente a tempo indeterminato, non è un agente a provvigione.
È una figura temporanea ma concreta, che lavora con obiettivi e risultati misurabili.
E spesso, se ben impostato, il progetto si ripaga con i primi 1 o 2 ordini chiusi.
Inoltre, in molte regioni italiane ci sono voucher e bandi che coprono parte del costo.

Conclusione
Aspettare che “riparta il mercato” è una scelta passiva.
Investire in un progetto export con un TEM o DTEM, invece, è una scelta attiva, strategica, e soprattutto concreta.
Perché i clienti che cerchi potrebbero trovarsi a soli due paesi di distanza.

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Come trovare nuovi clienti esteri per la tua azienda in Piemonte

26/5/2025

 
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Introduzione all’export operativo
Esportare non significa semplicemente spedire all’estero o aggiungere un sito in inglese.
Significa costruire una strategia commerciale internazionale, con azioni mirate per generare contatti qualificati, avviare trattative e concludere vendite con clienti reali.
L’export operativo è questo: un approccio concreto e misurabile, fatto di strumenti, azioni, follow-up e risultati.

Molte imprese piemontesi hanno prodotti eccellenti ma faticano a uscire dai confini italiani perché manca il tempo, il personale o il metodo per affrontare l’internazionalizzazione. È qui che entra in gioco la figura del consulente export: una risorsa esterna che porta esperienza, contatti e operatività senza pesare sull’organico.

I vantaggi per le PMI piemontesi
Un’azienda piemontese che sceglie di attivare un progetto di export operativo ottiene diversi vantaggi strategici:
  • Identifica i mercati giusti, basandosi su dati, richieste di mercato e compatibilità di prodotto
  • Crea una rete commerciale, strutturata con distributori, buyer o clienti diretti all’estero
  • Aumenta la marginalità, aprendosi a mercati meno saturi e con maggior valore percepito
  • Diversifica il fatturato, riducendo la dipendenza dal mercato italiano
  • Ottimizza la propria offerta, adattando listini, schede tecniche, materiali commerciali e contratti al contesto internazionale
  • Evita errori costosi, grazie a una gestione precisa di documentazione, trasporto, dazi e normative estere
Tutto questo senza dover assumere un export manager a tempo pieno: il consulente export in Piemonte, con esperienza sul campo, può affiancare l’azienda anche solo per il periodo necessario a strutturare la fase iniziale o far ripartire un progetto fermo.

Come funziona un percorso di export operativo
Un vero percorso operativo inizia sempre da un’analisi:
  • cosa produce l’azienda
  • a chi potrebbe servire
  • in quali paesi c’è richiesta
  • come si può vendere (distributori, fiere, B2B diretto, e-commerce, ecc.)
Da lì si costruisce:
  1. il materiale export: cataloghi, listini, profili aziendali, sito in lingua
  2. la strategia commerciale: mercati target, canali prioritari, primi passi concreti
  3. la ricerca contatti: database, azioni commerciali, follow-up
  4. la gestione delle trattative: offerte, prezzi export, termini di pagamento, logistica
  5. la formalizzazione: contratti, incoterms, documentazione doganale, conformità
Il tutto con report regolari, obiettivi chiari e una presenza concreta, non solo consulenziale.

Chi può farlo
Il servizio è pensato per:
  • PMI che non hanno ancora esportato e vogliono iniziare con un metodo
  • aziende che hanno già fatto export ma in modo disorganizzato e poco redditizio
  • imprenditori che non vogliono perdere tempo con tentativi a vuoto
  • realtà che vogliono farsi conoscere all’estero, anche senza partecipare subito a fiere costose

Conclusione
Trovare clienti esteri non è una questione di fortuna o di taglia aziendale. È una questione di approccio, costanza e metodo.
L’export non si improvvisa, ma se affrontato bene può diventare una delle leve di crescita più importanti per la tua impresa.
​
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