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I segreti dell'Export

Come importare dalla Cina in Italia: guida completa tra dazi, dogana, fornitori affidabili e spedizioni

20/4/2026

 
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Importare dalla Cina continua a essere una leva concreta per molte imprese italiane. Il motivo è semplice: ampiezza dell’offerta, capacità produttiva, competitività dei prezzi e una filiera logistica che collega in modo stabile la Cina all’Europa. Ma tra “comprare in Cina” e “importare bene in Italia” c’è una differenza enorme. In mezzo ci sono fornitore, documenti, dazi, IVA, conformità prodotto, spedizione, sdoganamento e responsabilità dell’importatore.

Molte aziende cercano online frasi come import-export dalla Cina, dazi import Cina, import via treno dalla Cina, come si sdogana, come faccio a sapere quanto pago di dogana. Il punto è che non esiste una risposta unica valida per tutti: il costo e il rischio dell’importazione dipendono dal tipo di prodotto, dal codice doganale, dal valore dichiarato, dal tipo di trasporto e dalle regole UE applicabili a quella specifica merce.

In questa guida vediamo come importare prodotti dalla Cina in Italia in modo più sicuro, legale e strutturato.

Import-export dalla Cina: perché conviene ancora alle imprese italiane
Per molte PMI italiane la Cina resta un mercato di sourcing molto interessante, soprattutto per componenti, elettronica, accessori, semilavorati, packaging, articoli per la casa, ricambi, meccanica leggera e prodotti private label. Allo stesso tempo, importare dalla Cina non va più affrontato come una semplice operazione di acquisto: oggi servono attenzione a conformità, sicurezza prodotto, tracciabilità documentale e corretto inquadramento doganale.
Chi importa in Italia da un Paese extra-UE deve infatti gestire almeno questi aspetti: numero EORI, classificazione TARIC, dichiarazione doganale, pagamento di dazi e IVA all’importazione, eventuali requisiti CE o altre norme di prodotto, e controllo della documentazione commerciale e logistica. La Commissione europea lo riassume chiaramente nelle sue guide ufficiali per gli importatori UE.

Come importare prodotti dalla Cina in Italia in modo sicuro e legale
Importare in modo sicuro e legale significa prima di tutto evitare l’errore più comune: concentrarsi solo sul prezzo del fornitore, il prezzo di fabbrica è solo una parte del costo reale. Bisogna verificare se il prodotto può essere immesso legalmente nel mercato UE, se richiede marcatura CE o altre conformità, se il fornitore è davvero affidabile, se il valore in fattura è corretto e se la merce viene dichiarata con il codice giusto.
Dal lato doganale, come importatore UE devi avere un codice EORI, valido in tutta l’Unione, e la merce deve essere dichiarata alle autorità doganali con la documentazione corretta, normalmente tramite dichiarazione di importazione e documenti commerciali di supporto.
Dal lato prodotto, per molte categorie non basta che il fornitore dica “è conforme all’Europa”. La Commissione europea ricorda che la marcatura CE si applica solo ai prodotti coperti da specifiche regole UE, e che chi vende con il proprio marchio o fa produrre un articolo per sé può assumere responsabilità da fabbricante. Per elettronica, apparecchi elettrici, macchinari e molte altre categorie, la verifica documentale va fatta seriamente.

Come scegliere fornitori affidabili cinesi per importare prodotti in Italia
Qui va detta una cosa chiara: non esiste la piattaforma magica che elimina il rischio, esistono invece buone pratiche di selezione.
Le piattaforme più usate per trovare fornitori cinesi B2B restano Alibaba, Global Sources e Made-in-China.com. Alibaba mette a disposizione il sistema Trade Assurance, pensato per proteggere gli ordini in caso di problemi legati a spedizione o qualità contrattuale, Global Sources si presenta come marketplace di fornitori verificati, Made-in-China.com distingue gli Audited Suppliers, cioè fornitori verificati anche tramite controlli di terze parti.
Detto questo, il badge da solo non basta, per scegliere un fornitore affidabile conviene sempre:
  • verificare ragione sociale e licenza aziendale;
  • chiedere catalogo tecnico e referenze reali;
  • confrontare più fornitori sullo stesso prodotto;
  • richiedere campioni pre-produzione;
  • controllare certificazioni e test report quando rilevanti;
  • definire in anticipo specifiche, tolleranze, packaging e Incoterms;
  • evitare pagamenti improvvisati fuori da procedure contrattuali chiare.
Questa è una deduzione operativa coerente con il funzionamento delle piattaforme e con le responsabilità dell’importatore nell’UE.

Migliori piattaforme per trovare fornitori cinesi affidabili
Se cerchi una risposta semplice, le tre piattaforme più utili da presidiare sono queste:
Alibaba è spesso il punto di partenza per chi cerca ampiezza di offerta e strumenti transazionali, inclusa la Trade Assurance.
Global Sources è molto usata per sourcing più strutturato e per categorie come elettronica, accessori e prodotti per retail, con focus su supplier verification.
Made-in-China.com è utile soprattutto quando vuoi filtrare fornitori con stato di Audited Supplier e maggiore dettaglio industriale su alcune categorie manifatturiere.
La scelta migliore non è “una sola piattaforma”, ma un metodo: trovare il fornitore online, qualificarlo offline e validarlo con documenti, campione e controllo qualità.

Quali aziende offrono soluzioni complete per importazioni dalla Cina in Italia
Molte aziende cercano non solo un fornitore, ma un supporto completo per gestire l’operazione in modo corretto, sul mercato esistono società di consulenza import/export, spedizionieri internazionali, broker doganali e operatori specializzati nel sourcing. Noi di Hello Export, offriamo servizi operativi di export/import, consulenza doganale e supporto alle imprese italiane e internazionali per esportare o importare prodotti in Italia, accompagnamo su progetti di importazione dalla Cina, soprattutto nella fase di impostazione commerciale e documentale.
Per la parte di trasporto internazionale e sdoganamento, lavorariamo con partner logistici e doganali specializzati in base alla merce, al volume e alla resa Incoterms, in pratica, una buona importazione dalla Cina è quasi sempre il risultato di una filiera coordinata: consulenza commerciale, fornitore qualificato, spedizioniere affidabile e gestione doganale corretta, questa è un’inferenza operativa basata sulle procedure ufficiali di importazione UE.

Quali sono i migliori servizi di spedizione per importare dalla Cina all’Italia
La risposta dipende dal tipo di prodotto e dall’urgenza.
Via mare conviene in genere per volumi più grandi, costi più bassi per unità e merci non urgenti.
Via aereo conviene quando contano velocità e continuità di stock, ma i costi salgono molto.
Via treno è spesso una soluzione intermedia interessante tra tempi e costo, soprattutto per alcune categorie di merce dirette in Europa, la crescita dei servizi China-Europe Rail continua anche nel 2026, segno che il corridoio ferroviario resta una modalità concreta per chi cerca un compromesso tra nave e aereo.
Quindi, quando si parla di “migliori servizi di spedizione”, il criterio giusto non è solo il prezzo del nolo, ma il mix tra:
  • urgenza della consegna;
  • valore della merce;
  • peso/volume;
  • rischio di danneggiamento;
  • necessità di tracciabilità;
  • complessità dello sdoganamento.
Per molte PMI la scelta migliore nasce dal confronto tra più soluzioni logistiche costruite con partner specializzati, non da una tariffa vista online.

Import via treno dalla Cina: quando conviene davvero
L’import via treno dalla Cina interessa sempre di più le aziende che vogliono tempi più rapidi del mare ma costi più sostenibili dell’aereo. Non è la soluzione perfetta per tutto, ma può essere molto utile per componentistica, elettronica non urgente, accessori industriali, ricambi e merci di valore medio-alto con esigenza di lead time più breve. I dati 2026 sul corridoio ferroviario Cina-Europa mostrano una crescita significativa dei volumi, segnale di una rotta ormai consolidata.
In termini pratici, il treno può avere senso quando:
  • il mare è troppo lento;
  • l’aereo incide troppo sul margine;
  • la merce ha valore sufficiente da giustificare un costo logistico intermedio;
  • serve una soluzione più stabile per riassortimenti regolari.
Non va però idealizzato: disponibilità, rotte, terminal, trasferimenti finali e pratiche doganali vanno pianificati con attenzione.

Dazi import Cina: cosa sono e come funzionano davvero
I dazi import Cina non sono una percentuale fissa uguale per tutti. Dipendono dal codice TARIC/HS della merce, dal suo valore doganale, dall’origine e da eventuali misure aggiuntive applicabili. L’unico modo corretto per sapere quale dazio si applica è classificare il prodotto e consultare gli strumenti ufficiali, in particolare Access2Markets della Commissione europea e la TARIC dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
La Commissione europea lo spiega in modo molto chiaro: per sapere quale dazio paghi, devi usare il tool “My Trade Assistant”, inserendo paese di origine, paese di destinazione e codice prodotto.
Quindi, se ti chiedi “come faccio a sapere quanto pago di dogana?”, la risposta corretta è:
  1. identificare il prodotto con il codice giusto;
  2. verificare il dazio applicabile in TARIC/Access2Markets;
  3. aggiungere IVA all’importazione;
  4. considerare eventuali spese di sdoganamento, diritti accessori, controlli e costi del corriere/spedizioniere.
Come faccio a sapere quanto pago di dogana
La formula pratica, in termini generali, è questa:
costo merce + trasporto + assicurazione fino al punto doganale = base per il dazio
base + dazio = base imponibile per l’IVA import
su quella base si applica l’IVA italiana, normalmente al 22%, salvo aliquote diverse per specifiche categorie. L’ADM ricorda in generale che, per merci provenienti da Paesi extra-UE come la Cina, oltre al prezzo possono essere dovuti dazi e IVA.
A questo si aggiungono spesso:
  • oneri di presentazione in dogana;
  • spese di pratica dello spedizioniere o del corriere;
  • eventuali costi per controlli documentali o fisici;
  • eventuali dazi antidumping o altre misure commerciali, se applicabili a quella specifica merce in TARIC.

Costi doganali per importare elettronica dalla Cina in Italia
Questa è una delle ricerche più frequenti, ma anche una delle più delicate. Per l’elettronica, il costo doganale non dipende solo dal dazio e dall’IVA: dipende anche dal corretto inquadramento normativo del prodotto. Molti articoli elettronici immessi sul mercato UE devono rispettare regole di sicurezza, compatibilità elettromagnetica, restrizioni di sostanze e altri requisiti applicabili; quando il prodotto rientra nella normativa armonizzata, può essere richiesta la marcatura CE.
Quindi, importare elettronica dalla Cina in Italia in modo corretto significa verificare almeno:
  • codice TARIC corretto;
  • dazio applicabile;
  • IVA all’importazione;
  • documentazione tecnica;
  • marcatura CE, quando richiesta;
  • dichiarazione UE di conformità e test report pertinenti, se applicabili.
Il rischio più grande, in elettronica, non è solo pagare più dazio del previsto. È importare un prodotto che poi non puoi commercializzare correttamente perché manca la conformità documentale o tecnica.

Come si sdogana una merce dalla Cina
Molti chiedono: come si sdogana una merce proveniente dalla Cina?
In termini semplici, la merce viene presentata in dogana con una dichiarazione di importazione e con i documenti di supporto, tra cui normalmente fattura commerciale, packing list, documento di trasporto e, quando rilevanti, certificati o documentazione di origine e conformità. La Commissione europea spiega che tutte le merci importate nell’UE devono essere dichiarate alle autorità doganali dello Stato membro competente.
Lo sdoganamento può essere gestito direttamente dall’importatore oppure, più spesso, tramite spedizioniere o rappresentante doganale. Una volta verificata la dichiarazione, vengono liquidati dazi e IVA e la merce può essere immessa in libera pratica, salvo controlli o anomalie.
L’errore più frequente è pensare che “se se ne occupa il corriere, allora è tutto a posto”. In realtà la responsabilità sostanziale sui dati, sul valore dichiarato e sulla regolarità dell’operazione resta un tema molto serio per l’importatore.

Cosa cambia in base al prodotto:

Importare elettronica dalla Cina
Qui contano soprattutto conformità, CE quando applicabile, documentazione tecnica, sicurezza del prodotto e corretta classificazione doganale. È il settore in cui il rischio di blocco o contestazione cresce molto se il prodotto è venduto con il tuo marchio o viene importato senza documentazione adeguata.

Importare macchinari e attrezzature
Per macchinari, impianti e attrezzature industriali il prezzo competitivo cinese può essere interessante, ma il vero nodo è la conformità al quadro UE applicabile e la qualità della documentazione. Noi di Hello Export abbiamo anche un manuale sia in formato digitale che cartaceo dedicato proprio all’importazione di macchinari dalla Cina, segno che il tema richiede una gestione più strutturata rispetto a un semplice acquisto B2B.

Importare tessile, accessori e prodotti retail
In questi settori il sourcing è spesso più semplice dal lato produttivo, ma attenzione a classificazione doganale, etichettatura, sicurezza del prodotto e possibili differenze tra campione e produzione massiva. Il vantaggio prezzo esiste, ma si gioca tutto sulla costanza qualitativa del fornitore.

Importare ricambi, componenti e semilavorati
Qui il focus è su continuità di fornitura, tolleranze tecniche, controllo qualità in produzione e logistica regolare. In molti casi il treno può essere una modalità interessante quando serve un compromesso tra tempo e costo.

Importare prodotti per e-commerce e private label
Questo segmento è cresciuto molto, ma è anche quello più esposto a errori di conformità, contestazioni doganali e problemi di prodotto, quando importi con il tuo brand, le responsabilità aumentano e non puoi limitarti a fidarti della scheda prodotto del marketplace.

Gli errori da evitare quando si importa dalla Cina
Il primo errore è scegliere il fornitore solo sul prezzo.
Il secondo è non sapere il codice doganale prima di comprare.
Il terzo è sottovalutare IVA, dazi e spese di sdoganamento.
Il quarto è non verificare la conformità del prodotto al mercato UE.
Il quinto è accettare documenti incompleti o valori dichiarati in modo scorretto.
Tutti questi errori possono trasformare un acquisto apparentemente conveniente in un costo molto più alto del previsto. Le fonti ufficiali UE e ADM confermano che classificazione, dichiarazione e conformità sono i punti chiave dell’importazione corretta.

Conclusione
Importare dalla Cina in Italia può essere un’ottima opportunità, ma solo se l’operazione viene gestita con metodo, trovare il prodotto è la parte più facile, la parte davvero importante è capire quanto paghi di dogana, come si sdogana correttamente, quali documenti servono, se il fornitore è affidabile e se il prodotto può essere commercializzato legalmente in Italia e nell’UE.
In pratica, importare bene dalla Cina significa fare meno errori prima dell’ordine, non rincorrerli dopo che la merce è partita.

Vuoi importare dalla Cina in Italia in modo più sicuro, conforme e strutturato?
Hello Export supporta le imprese nella gestione di progetti di importazione dalla Cina: ricerca fornitori, verifica documentale, valutazione di dazi e codici HS, trasporto internazionale, dogana e conformità dei prodotti destinati al mercato italiano.
Che si tratti di macchinari industriali, elettronica, componenti, packaging o altri prodotti, ti aiutiamo a impostare l’importazione con metodo, evitando errori e costi imprevisti.
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Fonti
Commissione europea, Guide for import of goods
Commissione europea, Customs clearance documents and procedures
Commissione europea, How can I find the import duty that applies to my product?
Access2Markets, My Trade Assistant
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Tariffa doganale TARIC e Tariffa doganale d’uso integrata. 
ADM, Acquisti su internet
Commissione europea / Your Europe, CE marking
Commissione europea, EU product requirements e CE marking portal
Alibaba, Trade Assurance
Global Sources, Verified Suppliers
Made-in-China.com, Audited Suppliers
Hello Export, sito ufficiale e contenuti sul tema Cina/import
Dato sul corridoio ferroviario Cina-Europa 2026

Commerciale Estero a Torino e in Piemonte: cosa fa, perché serve e come potenziare l’internazionalizzazione della tua azienda

19/9/2025

 
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Molti imprenditori ci chiedono:
"Cosa fa un commerciale estero?"
"Che cos’è il commercio estero?"
"Cosa vuol dire commerciale estero con tedesco, con spagnolo, con francese?"

Partiamo da qui: se hai un’azienda manifatturiera in Piemonte (Torino, Cuneo, Biella, Asti, Alessandria, ecc.) e vuoi vendere all’estero, ti serve una figura che conosca le lingue, i mercati, i documenti, i listini, le pratiche doganali, la logistica internazionale e – soprattutto – che parli con i clienti per concludere trattative. Quella figura è il commerciale estero, chiamato anche export manager, o nella sua versione moderna e flessibile, temporary export manager (TEM).

Il commerciale estero e il temporary export manager: due facce della stessa medaglia
Un commerciale estero è la persona incaricata di gestire le relazioni con i clienti stranieri, rispondere a offerte, tradurre cataloghi e comunicazioni, inviare listini in euro o in dollari, trattare con dogane, spedizionieri e distributori.
Un temporary export manager fa tutto questo, ma con un approccio strategico e su misura, non si limita a eseguire: studia, progetta, apre nuovi mercati, partecipa alle fiere, crea partnership, propone la roadmap per una vera internazionalizzazione.

In sostanza, il TEM è un commerciale estero “potenziato”, a progetto, con visione d’insieme e risultati misurabili.

Cosa fa concretamente un commerciale estero?
Ecco alcune delle attività più importanti:
  • Analisi dei mercati esteri più adatti al tuo prodotto
  • Ricerca e contatto con buyer, distributori, importatori
  • Gestione di email, telefonate, video call in lingua (tedesco, francese, spagnolo, inglese…)
  • Redazione di offerte e preventivi per l’estero
  • Preparazione di listini export e materiale commerciale multilingua
  • Coordinamento con logistica, spedizionieri e uffici doganali
  • Supporto alla partecipazione a fiere internazionali
  • Gestione reclami e post-vendita con clienti esteri
  • Aggiornamento continuo su normative e requisiti di accesso ai mercati

Commerciale estero con tedesco, con spagnolo, con francese: serve davvero?
Sì. Le lingue contano, e non poco.
Molti buyer tedeschi apprezzano chi parla la loro lingua e usa precisione e puntualità. In Spagna e Sud America, è importante la relazione umana, il tono amichevole. In Francia, la forma e l’eleganza comunicativa possono fare la differenza.
Avere un commerciale estero con tedesco, spagnolo o francese è una leva concreta per aumentare le vendite.

E se non posso assumere un commerciale estero full time?
Qui entra in gioco Hello Export
Noi ti offriamo il servizio di temporary export management: ti affianchiamo con uno specialista, in base alle tue reali esigenze e obiettivi, senza dover assumere personale fisso.
Puoi partire con un pacchetto base e poi crescere, strutturarti, magari arrivare ad avere un tuo reparto export. Noi ti aiutiamo a costruire il tuo export passo dopo passo, con metodo, contatti e visione.

Conclusione
Che tu stia cercando un commerciale estero in Piemonte, un export manager con spagnolo, o semplicemente vuoi capire come iniziare a vendere all’estero in modo serio e sostenibile, sei nel posto giusto.
Hello Export è il tuo partner operativo per l’internazionalizzazione, con progetti su misura, esperienza diretta e tanta passione per le PMI italiane.

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ti spieghiamo come funziona il nostro Progetto Export quali sono i pacchetti disponibili e quale può essere il primo passo per iniziare a vendere all’estero in modo strutturato.

Digital Export Manager: chi è, cosa fa e perché la tua PMI ne ha bisogno nel 2025

23/6/2025

 
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​Mai come oggi, le piccole e medie imprese italiane hanno l’opportunità concreta di vendere all’estero senza spostarsi dal proprio stabilimento.
Il merito? Anche (e soprattutto) del Digital Export Manager, una figura strategica per chi vuole fare internazionalizzazione in modo moderno e sostenibile.

Chi è il Digital Export Manager?
Il Digital Export Manager (DEM) è un professionista dell’internazionalizzazione specializzato nell’utilizzo dei canali digitali per trovare clienti, partner e distributori esteri.
Lavora sull’intero processo di export, ma sfrutta:
  • strumenti digitali di scouting (LinkedIn, marketplace B2B, fiere virtuali)
  • CRM e software di tracciamento contatti
  • ottimizzazione SEO per l’export
  • e-commerce, siti multilingua, social selling
  • piattaforme come Alibaba, Europages, Archiproducts, ecc.
Spesso si parla anche di Digital Temporary Export Manager (d-TEM): un DEM operativo a progetto, che affianca l’azienda per alcuni mesi con obiettivi chiari e risultati misurabili.

Cosa fa un Digital Export Manager?
Il suo lavoro si basa su una strategia su misura, costruita dopo un’analisi iniziale dell’azienda. Ecco le sue principali attività:
  1. Definisce il piano export digitale in base a prodotti, risorse e mercati
  2. Ottimizza il sito e i materiali digitali in chiave export (lingua, SEO, usabilità, cataloghi PDF)
  3. Identifica i mercati più promettenti usando dati e strumenti di market intelligence
  4. Contatta buyer esteri tramite strumenti digitali e li qualifica
  5. Organizza video call commerciali e incontri B2B
  6. Supporta nella gestione operativa: Incoterms, prezzi, dogane, logistica internazionale
  7. Monitora i KPI del progetto export e affianca il team interno

Perché è fondamentale per una PMI?
Il Digital Export Manager non sostituisce la rete vendita, ma la potenzia con strumenti più rapidi, precisi e scalabili.
In più:
✅ Apre mercati anche con budget ridotti, evitando trasferte inutili
✅ Lavora per obiettivi e fornisce dati concreti sui risultati
✅ Aiuta a intercettare nuovi canali prima dei concorrenti
✅ È formato sulle normative export, anche per il digitale (es. documenti doganali, privacy, marketplace)

Quali risultati puoi aspettarti?
Ogni progetto è su misura, ma le aziende che introducono un DEM possono aspettarsi:
  • nuovi contatti da paesi strategici entro 3–6 mesi
  • materiali digitali pronti per l’export (schede tecniche, landing page, email in lingua)
  • conoscenza pratica di come vendere online nel B2B
  • indipendenza futura: il know-how resta in azienda

Quando iniziare?
Il 2025 è l’anno giusto per investire nell’internazionalizzazione digitale: i buyer si aspettano risposte rapide, siti aggiornati, presentazioni efficaci.
Il Digital Export Manager è la guida giusta per non restare indietro.

Conclusione
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Partiamo da un’analisi reale e costruiamo insieme un piano concreto, operativo, sostenibile.
Perché l’export digitale non è il futuro. È il presente.

I metodi di pagamento internazionali: guida pratica per vendere (e comprare) all’estero in sicurezza

6/6/2025

 
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Quando si parla di export o import, uno dei temi più delicati è il pagamento.
Vendere un prodotto all’estero è una conquista, ed essere pagati in modo puntuale e sicuro è la vera vittoria.
Esistono diversi strumenti per gestire i pagamenti internazionali, ognuno con vantaggi, rischi e gradi di sicurezza diversi.
Conoscerli ti permette di tutelarti, negoziare meglio e chiudere trattative senza brutte sorprese.

I principali metodi di pagamento internazionali
1. Pagamento anticipato (Advance Payment)
Massima sicurezza per il venditore, rischio alto per il compratore.
Il cliente estero paga prima della spedizione. È molto usato quando:
  • il rapporto è nuovo
  • l’importo è basso
  • il fornitore ha maggiore potere contrattuale
✔️ Pro: sicuro e semplice per chi esporta
❗ Contro: può rallentare o scoraggiare l’ordine

2. Bonifico bancario (Bank Transfer / T/T – Telegraphic Transfer)
Il più diffuso, soprattutto per relazioni consolidate.
Il pagamento avviene prima o dopo la consegna, in base agli accordi (es. 30% all’ordine, 70% prima della spedizione).
✔️ Pro: flessibile, economico, tracciabile
❗ Contro: richiede fiducia reciproca

3. Lettera di credito (Letter of Credit – L/C)
È uno strumento bancario che garantisce il pagamento al fornitore, se le condizioni previste nel contratto sono rispettate (es. consegna della merce, documenti doganali, ecc.).
✔️ Pro: protegge entrambe le parti, ideale per operazioni complesse o nuovi partner
❗ Contro: costi bancari alti, procedure lunghe e burocratiche

4. Incasso documentario (Documentary Collection – D/P o D/A)
La banca del venditore invia i documenti alla banca del compratore e rilascia la merce solo a pagamento effettuato (D/P) o accettazione della scadenza (D/A).
✔️ Pro: più sicuro di un bonifico semplice, meno costoso di una L/C
❗ Contro: meno tutelante in caso di mancato ritiro o pagamento

5. Pagamento posticipato (Open Account)
Il fornitore spedisce la merce e il cliente paga dopo 30, 60 o 90 giorni.
✔️ Pro: molto competitivo per l’acquirente
❗ Contro: rischio elevato per il venditore, usato solo con clienti affidabili

6. PayPal, Stripe, carte di credito
Usati per e-commerce, piccoli importatori o test di mercato.
Comodi ma con commissioni elevate e tutele limitate.
✔️ Pro: rapidità, accessibilità, adatti a transazioni B2C
❗ Contro: limiti di importo e gestione reclami meno strutturata

Quale metodo scegliere?
Dipende da:
  • livello di fiducia tra le parti
  • valore della fornitura
  • paese di destinazione e rischio politico
  • frequenza degli ordini
  • capacità finanziaria delle aziende coinvolte
Il consiglio: inizia tutelandoti (es. L/C, acconto), poi valuta aperture graduali man mano che il rapporto commerciale si consolida.

Conclusione
Saper gestire i metodi di pagamento internazionali non è solo un tema amministrativo.
È una leva di negoziazione, una forma di tutela e uno strumento di competitività.

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Perché investire in un TEM - Temporary Export Manager

6/6/2025

 
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​Molte aziende aspettano “il momento giusto” per iniziare a esportare.
Ma il momento giusto non arriva mai da solo.
E proprio nei momenti di difficoltà, saturazione del mercato interno o rallentamento della domanda, è il momento perfetto per guardare fuori dai confini e ripartire con una visione più ampia.

Perché investire in un TEM o DTEM adesso
Un Temporary Export Manager (TEM) o Digital TEM (DTEM) non è un consulente generico, è un professionista operativo che ti affianca per trovare mercati nuovi, contatti veri e opportunità di crescita all’estero.

Proprio come accade nella pubblicità nei tempi di crisi, anche nell’export vale questa logica:
“Nei momenti buoni si vorrebbe investire. Nei momenti difficili si dovrebbe farlo.”

Il TEM ti serve se:
  • il mercato italiano è stagnante
  • hai margini bassi ma un prodotto valido
  • vuoi aumentare vendite senza assumere figure interne
  • non sai da dove iniziare a vendere all’estero
  • hai provato fiere o contatti senza struttura e non hanno funzionato

Cosa fa un TEM/DTEM in pratica
  • analizza il tuo potenziale export
  • individua i mercati più adatti (non i più alla moda)
  • prepara listini, documenti, materiali multilingua
  • cerca clienti, buyer, importatori o distributori
  • struttura la tua presenza online per l’estero (LinkedIn, sito, B2B marketplace, ecc.)
  • ti aiuta a vendere, non solo a “comunicare”

È un investimento, non un costo
Un TEM non è un dipendente a tempo indeterminato, non è un agente a provvigione.
È una figura temporanea ma concreta, che lavora con obiettivi e risultati misurabili.
E spesso, se ben impostato, il progetto si ripaga con i primi 1 o 2 ordini chiusi.
Inoltre, in molte regioni italiane ci sono voucher e bandi che coprono parte del costo.

Conclusione
Aspettare che “riparta il mercato” è una scelta passiva.
Investire in un progetto export con un TEM o DTEM, invece, è una scelta attiva, strategica, e soprattutto concreta.
Perché i clienti che cerchi potrebbero trovarsi a soli due paesi di distanza.

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