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I segreti dell'Export

Come esportare in Francia nel 2026: guida strategica per aziende italiane

15/3/2026

 
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​Il mercato transalpino si conferma, anche per il 2026, come uno dei pilastri fondamentali per l'economia italiana. Ma perché esportare proprio qui? La Francia non è solo un vicino geografico, è il secondo mercato di destinazione dell'export Made in Italy a livello mondiale. Se ti stai chiedendo dove l'Italia esporta di più, la risposta vede la Francia stabilmente sul podio, subito dopo la Germania.

Tuttavia, entrare con successo in questo mercato richiede preparazione: non basta avere un buon prodotto, serve capire come entrare nel mercato francese con una strategia solida.

Cosa compra la Francia dall'Italia nel 2026?
Per pianificare la tua strategia, è essenziale sapere cosa importa la Francia e, nello specifico, cosa importa la Francia dall’Italia. I settori trainanti rimangono:
  • Meccanica e tecnologia: Macchinari industriali ad alta efficienza energetica.
  • Moda e lusso: I francesi continuano ad apprezzare il design e la qualità dei materiali italiani.
  • Agroalimentare: Se ti chiedi cosa comprano i francesi in Italia, la risposta è: prodotti certificati, biologici e specialità regionali autentiche.
  • Arredamento e Design: Molto ricercato per i progetti contract e l'hôtellerie.

Se stai valutando cosa conviene esportare dall'Italia o cosa vendere in Francia quest'anno, punta sulla sostenibilità e sulla digitalizzazione dei processi: sono i due driver che guidano le scelte d’acquisto dei buyer d’oltralpe.

Aspetti tecnici: IVA, Dogana e Fatturazione
Molte aziende si bloccano davanti alla burocrazia, vediamo di fare chiarezza su alcuni punti chiave:
  • Come funziona la dogana francese? Essendo entrambi i Paesi nell'Unione Europea, non esiste una "dogana" in senso tradizionale per le merci in libera circolazione. Tuttavia, è fondamentale sapere cosa serve per esportare in Europa: documenti di trasporto (DDT) corretti, fatture precise e, per alcuni settori (come alimentari o cosmetici), certificazioni specifiche.
  • Come funziona l'IVA in Francia? Le transazioni B2B tra aziende con partita IVA intracomunitaria sono generalmente in regime di non imponibilità. Ma quanto IVA in Francia si applica ai consumatori finali? L'aliquota standard è del 20%. Per le vendite e-commerce B2C, ricorda di monitorare il sistema OSS (One Stop Shop).
  • Come si fattura in Francia? La fatturazione deve essere impeccabile, preferibilmente bilingue e con chiari riferimenti alle normative UE. Molte aziende si chiedono anche: perché in Francia non danno lo scontrino fiscale? Dal 2023, la Francia ha introdotto norme contro lo spreco (Loi Anti-gaspillage) che limitano la stampa automatica degli scontrini, una curiosità che riflette l'attenzione del Paese verso l'ambiente.

Logistica e Delivery: come spedire?
Un punto critico è la consegna, quale delivery si usa in Francia?
Oltre ai grandi player internazionali, per il mercato B2C sono molto diffusi i servizi di Point Relais (punti di ritiro), molto apprezzati dai consumatori francesi per la loro comodità.

Italia vs Francia: i numeri dell'export
Analizzando quanto esporta l'Italia in Francia e quanto vale l'export italiano complessivo, notiamo una crescita costante. In un confronto diretto su chi esporta di più tra Italia e Francia, l'Italia vanta una diversificazione manifatturiera che spesso la rende più resiliente. Al contempo, è utile sapere cosa esporta la Francia in Italia (principalmente componentistica automotive e prodotti chimici) per capire le interdipendenze delle nostre filiere produttive.

Vuoi impostare un progetto export professionale per la Francia nel 2026?
Esportare con successo non è frutto del caso, ma di un metodo testato, se vuoi sapere cosa fare per esportare all'estero senza commettere errori costosi, noi di Hello Export siamo qui per supportarti.
Scrivici a [email protected], con il nostro Progetto Export ti aiutiamo a:
  • Identificare i partner e i distributori giusti.
  • Gestire correttamente la documentazione e la conformità IVA.
  • Costruire una comunicazione efficace per il mercato francese.
​
Non limitarti a spedire merce: costruisci una presenza solida e duratura in Francia con metodo e visione.

Come esportare le auto in Europa: guida pratica 2025

24/7/2025

 
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​L’export di automobili è un settore sempre in movimento: auto nuove, usate o d’epoca possono trovare mercato in altri Paesi dell’Unione Europea e oltre, esportare un’auto in Europa non è complicato, ma bisogna conoscere documenti, norme fiscali e procedure di trasporto.

Auto nuove, usate o d’epoca: quali differenze?
  • Auto nuove: si tratta di veicoli appena immatricolati, spesso venduti da concessionarie o case madri verso altri mercati europei.
  • Auto usate: veicoli già registrati, che possono essere ceduti a privati o rivenditori in altri Paesi UE.
  • Auto storiche o da collezione: richiedono certificati specifici (ad esempio la Carta FIVA o certificati di originalità), ma hanno agevolazioni su dazi e IVA in molti Paesi europei.

Documenti necessari per esportare un’auto in Europa
Per esportare un’auto, servono alcuni documenti obbligatori:
  1. Carta di circolazione originale
  2. Certificato di proprietà
  3. Fattura di vendita o contratto (se venduta da un’azienda)
  4. Targa di esportazione (targhe temporanee necessarie per circolare fino alla destinazione)
  5. Certificato di Conformità (COC) – indispensabile per la reimmatricolazione nei Paesi UE
  6. Assicurazione temporanea per il trasporto su strada
In alcuni casi, come per la Germania, è possibile richiedere le “Zollkennzeichen”, targhe di transito valide per esportazione temporanea.

IVA e dazi per le auto in Europa
All’interno dell’UE non ci sono dazi doganali per le auto, tuttavia, l’IVA è dovuta nel Paese di destinazione, secondo il meccanismo delle cessioni intracomunitarie:
  • Se vendi a un’azienda con partita IVA intracomunitaria, la fattura può essere emessa in regime di non imponibilità IVA (art. 41 DL 331/93).
  • Se vendi a un privato, l’IVA deve essere versata nel Paese di destinazione (sistema OSS – One Stop Shop).

Trasporto: strada, treno o bisarca?
Il trasporto di un’auto può avvenire in diversi modi:
  • Via bisarca: il metodo più comune, con costi variabili tra 200 e 800 € a seconda della distanza.
  • Via treno: conveniente per spedizioni multiple verso Nord Europa.
  • Via strada: tramite targhe temporanee e assicurazioni di breve durata.
Esempio pratico: per spedire un’auto usata da Torino a Berlino, una bisarca impiega in media 2-4 giorni e costa circa 500-600 €.

Paesi europei più interessanti per l’export auto
  • Germania: mercato dell’usato molto attivo, soprattutto per auto premium italiane.
  • Francia: forte richiesta di auto d’epoca e sportive.
  • Spagna e Portogallo: preferenza per city car e utilitarie italiane.
  • Paesi Bassi e Belgio: mercati efficienti, con facilità di reimmatricolazione.

Suggerimenti per aziende e privati
  • Verifica eventuali incentivi o restrizioni ambientali (alcune città europee hanno limitazioni per Euro 4/Euro 5).
  • Stipula contratti chiari per la vendita e il trasporto.
  • Usa un Temporary Export Manager per trovare clienti e gestire documentazione complessa.

Conclusione
L’esportazione di auto in Europa è un’attività redditizia se gestita in modo professionale: servono i documenti giusti, una logistica efficiente e la conoscenza della normativa fiscale.

📩 Vuoi esportare auto in Europa?
Scrivimi a [email protected], ti seguiamo in ogni fase: dalla documentazione alle pratiche IVA fino al trasporto.

Come trovare nuovi clienti esteri per la tua azienda in Piemonte

26/5/2025

 
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Introduzione all’export operativo
Esportare non significa semplicemente spedire all’estero o aggiungere un sito in inglese.
Significa costruire una strategia commerciale internazionale, con azioni mirate per generare contatti qualificati, avviare trattative e concludere vendite con clienti reali.
L’export operativo è questo: un approccio concreto e misurabile, fatto di strumenti, azioni, follow-up e risultati.

Molte imprese piemontesi hanno prodotti eccellenti ma faticano a uscire dai confini italiani perché manca il tempo, il personale o il metodo per affrontare l’internazionalizzazione. È qui che entra in gioco la figura del consulente export: una risorsa esterna che porta esperienza, contatti e operatività senza pesare sull’organico.

I vantaggi per le PMI piemontesi
Un’azienda piemontese che sceglie di attivare un progetto di export operativo ottiene diversi vantaggi strategici:
  • Identifica i mercati giusti, basandosi su dati, richieste di mercato e compatibilità di prodotto
  • Crea una rete commerciale, strutturata con distributori, buyer o clienti diretti all’estero
  • Aumenta la marginalità, aprendosi a mercati meno saturi e con maggior valore percepito
  • Diversifica il fatturato, riducendo la dipendenza dal mercato italiano
  • Ottimizza la propria offerta, adattando listini, schede tecniche, materiali commerciali e contratti al contesto internazionale
  • Evita errori costosi, grazie a una gestione precisa di documentazione, trasporto, dazi e normative estere
Tutto questo senza dover assumere un export manager a tempo pieno: il consulente export in Piemonte, con esperienza sul campo, può affiancare l’azienda anche solo per il periodo necessario a strutturare la fase iniziale o far ripartire un progetto fermo.

Come funziona un percorso di export operativo
Un vero percorso operativo inizia sempre da un’analisi:
  • cosa produce l’azienda
  • a chi potrebbe servire
  • in quali paesi c’è richiesta
  • come si può vendere (distributori, fiere, B2B diretto, e-commerce, ecc.)
Da lì si costruisce:
  1. il materiale export: cataloghi, listini, profili aziendali, sito in lingua
  2. la strategia commerciale: mercati target, canali prioritari, primi passi concreti
  3. la ricerca contatti: database, azioni commerciali, follow-up
  4. la gestione delle trattative: offerte, prezzi export, termini di pagamento, logistica
  5. la formalizzazione: contratti, incoterms, documentazione doganale, conformità
Il tutto con report regolari, obiettivi chiari e una presenza concreta, non solo consulenziale.

Chi può farlo
Il servizio è pensato per:
  • PMI che non hanno ancora esportato e vogliono iniziare con un metodo
  • aziende che hanno già fatto export ma in modo disorganizzato e poco redditizio
  • imprenditori che non vogliono perdere tempo con tentativi a vuoto
  • realtà che vogliono farsi conoscere all’estero, anche senza partecipare subito a fiere costose

Conclusione
Trovare clienti esteri non è una questione di fortuna o di taglia aziendale. È una questione di approccio, costanza e metodo.
L’export non si improvvisa, ma se affrontato bene può diventare una delle leve di crescita più importanti per la tua impresa.
​
📩 Richiedi la tua consulenza gratuita
Scrivici a [email protected]
e scopri il nostro Progetto Export pensato per PMI piemontesi come la tua, che vogliono crescere all’estero partendo da azioni concrete, strumenti giusti e obiettivi chiari.

Temporary Export Manager in Piemonte

26/5/2025

 
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​Se sei un imprenditore in Piemonte e vuoi iniziare a vendere all’estero, probabilmente ti sei già fatto una di queste domande:
  • da dove parto per esportare?
  • come trovo clienti all’estero?
  • chi si occupa della documentazione?
  • mi conviene assumere qualcuno o affidarmi a un consulente?
La risposta giusta, se vuoi partire in modo strategico ma flessibile, potrebbe essere una sola: Temporary Export Manager.

Chi è un Temporary Export Manager (TEM)
Un Temporary Export Manager è un professionista esperto in internazionalizzazione che lavora temporaneamente al fianco della tua azienda.
Non è un dipendente, non è un agente, non è una figura teorica. È qualcuno che porta metodo, contatti, esperienza e operatività dentro alla tua realtà, per aiutarti a entrare in nuovi mercati o strutturare meglio quelli già attivi.

Cosa fa concretamente un TEM?
Un buon TEM ti affianca nella gestione dell’export, dalla strategia all’azione. In particolare:
  • analizza i tuoi punti di forza e le potenzialità di mercato
  • seleziona i mercati esteri più adatti al tuo prodotto
  • imposta o migliora listini, materiali, cataloghi, sito in lingua
  • identifica fiere, eventi o canali commerciali adatti
  • cerca contatti reali con buyer, distributori, partner locali
  • ti supporta nella gestione di offerte, contratti e documentazione doganale
  • forma il personale interno a gestire in autonomia l’estero
In sintesi: ti insegna a vendere all’estero con metodo, lasciando una traccia utile anche dopo la sua uscita.

Perché un TEM è utile alle aziende piemontesi
Il Piemonte è una regione con una forte vocazione industriale, artigianale e agroalimentare.
Ma molte PMI piemontesi, pur avendo ottimi prodotti, non hanno mai avuto il tempo o le competenze per affrontare seriamente l’export.
Un TEM è la soluzione ideale se:
  • vuoi iniziare a esportare ma non sai da dove cominciare
  • esporti già, ma senza una strategia o con risultati altalenanti
  • vuoi accedere a mercati nuovi o più redditizi
  • hai bisogno di una figura esterna, ma concreta e operativa
  • cerchi un approccio personalizzato, senza formule standard

Temporary Export Manager: un investimento intelligente
Non è un costo fisso, ma un investimento con un ritorno misurabile.
Non devi assumerlo a tempo indeterminato.
Non lavori alla cieca: un TEM lavora con obiettivi, piani d’azione e report.
In più, in Piemonte esistono anche voucher e bandi pubblici (es. Invitalia, Regione Piemonte, Camera di Commercio) che in certi periodi possono finanziare parte del servizio.

Conclusione
Il tuo prodotto ha potenziale all’estero, ma non ci arriva da solo.
Hai bisogno di metodo, esperienza e relazioni costruite con pazienza.
Un Temporary Export Manager, se scelto bene, può diventare la figura chiave per dare slancio reale al tuo export, senza stravolgere l’organizzazione interna.
​
📩 Vuoi capire se il TEM è la figura giusta per la tua azienda?
Scrivici a [email protected]
Con il nostro Progetto Export lavoriamo ogni giorno a fianco di imprese piemontesi che vogliono iniziare (o ripartire) a vendere all’estero. Concreti, su misura, senza fronzoli.

Cosa significa esportare, davvero

16/5/2025

 
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​Molti pensano che esportare significhi semplicemente vendere all’estero.
In realtà, esportare è un processo ben più profondo. È una strategia, un’evoluzione aziendale, una palestra che ti obbliga a fare le cose bene.
E soprattutto: non si improvvisa.

Esportare non è (solo) spedire o vendere all'estero
Chi esporta con successo lo sa:
✔️ Non basta una traduzione in inglese
✔️ Non basta spedire un pallet 
✔️ Non basta rispondere a un’email con un listino in euro

Esportare significa preparare l’azienda ad affrontare un mercato estero, capirne le regole, la cultura, i vincoli, le opportunità.

Cosa comporta esportare?
Ecco cosa vuol dire davvero:
  1. Studiare i mercati target
    Dove c’è domanda? Dove il mio prodotto può funzionare? Quali sono i concorrenti? Le barriere?
  2. Adattare comunicazione e offerta
    Il sito, le schede tecniche, il catalogo, i prezzi: tutto deve parlare la lingua (vera) del mercato di destinazione.
  3. Preparare la documentazione
    DDT, packing list, codici HS, certificati d’origine, dichiarazioni CE, etichettature specifiche, logistica e Incoterms.
  4. Costruire relazioni e fiducia
    All’estero si vende quando sei affidabile, non quando sei solo economico, la relazione viene prima del prezzo.
  5. Avere un referente interno o esterno
    Se nessuno in azienda segue l’export in modo continuo, l’estero non crescerà mai in modo stabile.

Esportare è anche cambiare approccio mentale
  • è uscire dalla logica “consegno domani” e pianificare
  • è imparare a vendere con altri strumenti
  • è smettere di subire il mercato interno e iniziare a scegliere dove crescere
  • è mettere ordine in casa propria per farsi trovare pronti

Ma quindi... chi può esportare?
Non servono fatturati milionari.
Serve volontà, metodo e costanza.
Esportano con successo anche aziende piccole, artigiane, di nicchia.
Chi ha prodotto, visione e voglia di imparare può esportare, e crescere.

Conclusione
Esportare è molto più che spedire o vendere all'estero una tantum.
È fare un passo in avanti come azienda, come imprenditore, come squadra.
E farlo con la consapevolezza che non serve partire da tutto, ma serve partire bene.
📩 Vuoi iniziare a esportare con metodo, senza perdere tempo in tentativi improvvisati?
Scrivici a [email protected]
Con il nostro Progetto Export ti aiutiamo a capire da dove partire, cosa serve davvero e come iniziare a vendere all’estero con una strategia concreta e sostenibile.

✨ E se vuoi capire meglio cosa fa un export manager, e come si costruisce un vero progetto internazionale, dai un’occhiata anche al nostro ebook dedicato: lo trovi nella sezione E-BOOK, ed è un ottimo punto di partenza per orientarti con le idee chiare.
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