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I segreti dell'Export

Accordo UE-Mercosur: cosa cambia davvero per le imprese italiane che esportano

17/4/2026

 
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Per anni l’accordo UE-Mercosur è stato trattato come un dossier politico lontano dalle esigenze concrete delle imprese. Oggi non è più così. Dopo la firma del 17 gennaio 2026, l’interim Trade Agreement (iTA) entra in applicazione provvisoria dal 1° maggio 2026, mentre il quadro complessivo continua il suo percorso istituzionale. Questo significa che per molte aziende europee il Mercosur non è più solo un mercato interessante: diventa un’area su cui ragionare in modo più strutturato, soprattutto in termini di dazi, procedure, accesso commerciale e strategia export.
​Quali sono i paesi del Mercosur

Parliamo di un blocco composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con un peso economico e commerciale rilevante per l’Europa: l’UE è il secondo partner commerciale del Mercosur per i beni, ha esportato verso l’area 57 miliardi di euro di beni nel 2024 e 29 miliardi di euro di servizi nel 2023, ed è anche il principale investitore estero nella regione.
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Cos’è davvero l’accordo UE-Mercosur
Un primo punto da chiarire è questo: oggi si parla di due strumenti paralleli, da un lato c’è l’EMPA (EU-Mercosur Partnership Agreement), che comprende anche il pilastro politico e di cooperazione, dall’altro c’è l’iTA, cioè l’Interim Trade Agreement, che copre le materie strettamente commerciali.
L’iTA è quello che consente l’avvio operativo più rapido delle misure commerciali, mentre l’EMPA richiede un percorso di ratifica più ampio.
Per un’impresa italiana questo dettaglio non è giuridico-formale e basta: è il motivo per cui alcune opportunità commerciali iniziano a diventare concrete già adesso, senza dover attendere la piena entrata in vigore dell’intero accordo politico-istituzionale.

Perché questo accordo interessa davvero le PMI italiane
Il Mercosur è sempre stato un mercato con forte potenziale, ma anche con barriere significative. La Commissione europea sottolinea che le imprese europee si sono scontrate a lungo con dazi elevati, procedure complesse, licenze, ostacoli tecnici e standard non sempre allineati a quelli internazionali. L’accordo nasce proprio per ridurre questo attrito.
Per le PMI italiane il punto non è solo “pagare meno dazio”. Il punto è poter lavorare in un contesto più prevedibile, con regole più chiare su:
  • commercio di beni;
  • regole di origine;
  • dogane e trade facilitation;
  • barriere tecniche;
  • misure sanitarie e fitosanitarie;
  • servizi;
  • appalti pubblici;
  • supporto alle PMI.
In altre parole, l’accordo non apre solo il listino prezzi: apre anche un percorso più ordinato per entrare, vendere e consolidarsi.

Dazi: il vantaggio più visibile, ma non l’unico
Uno dei dati più citati è anche uno dei più concreti: secondo la Commissione, l’accordo rimuoverà dazi su oltre il 91% delle merci UE esportate nel Mercosur, con periodi di liberalizzazione differenziati per alcuni prodotti. Inoltre, per gli esportatori europei il risparmio atteso supera i 4 miliardi di euro l’anno in dazi doganali.
Questo conta particolarmente per molti settori tipici dell’export italiano ed europeo, perché nel Mercosur i dazi di partenza sono stati finora molto alti. La documentazione ufficiale richiama, tra gli altri, questi livelli tariffari:
  • auto: 35%;
  • abbigliamento e tessile: 35%;
  • calzature in pelle: 35%;
  • spirits: 20-35%;
  • vino: 27%;
  • macchinari: 14-20%;
  • componentistica auto: 14-18%;
  • chimica: fino al 18%;
  • farmaceutica: fino al 14%.
Per un’azienda italiana che esporta macchinari, componenti, tecnologie industriali, prodotti chimici, vino, spirits o alimentare trasformato, questo significa poter ripensare prezzo finale, marginalità e posizionamento.

I settori italiani che possono beneficiare di più
Se guardiamo la logica dell’accordo, i comparti italiani con maggiore potenziale sono almeno cinque:

1. Macchinari e meccanica strumentale
Il Mercosur resta un mercato con domanda industriale importante e dazi storicamente elevati sui macchinari, la riduzione tariffaria, insieme alla semplificazione delle procedure, può favorire molte PMI manifatturiere italiane.
La Commissione indica proprio machinery tra i settori destinati a vedere un incremento rilevante dell’export europeo.

2. Chimica e farmaceutica
Anche qui il vantaggio non è solo tariffario, contano molto la riduzione di ostacoli regolatori, la maggiore trasparenza e il miglioramento delle condizioni di accesso al mercato.

3. Automotive e componentistica
Per componentisti e imprese della filiera automotive, il tema è chiarissimo: il Mercosur ha protetto a lungo il proprio mercato con dazi molto alti, e l’accordo mira proprio ad aprire gradualmente questo spazio.

4. Agroalimentare e bevande
Qui l’interesse italiano è fortissimo, il Mercosur applicava dazi elevati su prodotti come vino, spirits, cioccolato, latticini e altri alimentari, la Commissione evidenzia opportunità per numerose categorie ad alto valore aggiunto, inclusi prodotti tipici europei di qualità.

5. Prodotti a indicazione geografica
L’accordo prevede la protezione di 344 indicazioni geografiche europee nei paesi Mercosur, con divieto di imitazioni e riferimenti ingannevoli.
Per l’Italia questo è un punto strategico: non riguarda solo la tutela legale, ma anche valore del brand, premium price e presidio commerciale.

Non solo dazi: regole di origine, dogane e burocrazia
Molte aziende si fermano al titolo “taglio dei dazi”, ma la vera differenza spesso si gioca altrove, il testo pubblicato dalla Commissione dedica capitoli specifici a:
  • trade in goods;
  • rules of origin;
  • customs and trade facilitation;
  • technical barriers to trade;
  • sanitary and phytosanitary measures.
Questo è cruciale perché un accordo commerciale funziona davvero solo se l’impresa riesce a:
  • dimostrare correttamente l’origine preferenziale;
  • gestire documentazione e classificazione doganale senza errori;
  • comprendere requisiti tecnici e di conformità;
  • affrontare in modo corretto le regole sanitarie e fitosanitarie quando applicabili.
In pratica: il beneficio potenziale c’è, ma non si trasforma automaticamente in vantaggio reale, serve preparazione operativa.

Servizi e appalti pubblici: due aree spesso sottovalutate
L’accordo non riguarda solo chi vende beni fisici, la documentazione ufficiale sottolinea che l’iTA facilita anche il commercio di servizi e l’establishment in servizi e manifattura, con benefici attesi in settori come business services, servizi finanziari, telecomunicazioni, trasporto marittimo, postale e corriere.
C’è poi il tema degli appalti pubblici, spesso trascurato dalle PMI, uno degli obiettivi dichiarati è consentire alle imprese UE di partecipare alle gare pubbliche nei paesi Mercosur in condizioni più eque, con procedure più trasparenti e meno discriminatorie.
Per alcune aziende italiane, soprattutto nei comparti impiantistica, forniture tecniche, engineering, sanità, servizi specialistici e tecnologia, questa può essere una delle novità più interessanti dell’intero accordo.

Agroalimentare: opportunità sì, ma con attenzione
Nel dibattito pubblico sull’accordo il settore agroalimentare è spesso al centro delle discussioni, da una parte, la Commissione evidenzia opportunità importanti per l’export europeo di vino, bevande, latticini, cioccolato e altri prodotti; dall’altra, ha introdotto quote e salvaguardie per i prodotti agricoli sensibili nel mercato UE.
Per esempio, il quadro ufficiale prevede:
  • protezione tramite contingenti e salvaguardie per prodotti sensibili;
  • monitoraggio rafforzato per categorie come beef, poultry, pork, sugar, ethanol, rice, honey, maize e sweetcorn;
  • possibilità di sospendere temporaneamente preferenze tariffarie in caso di danno ai produttori europei.
Questo significa che l’accordo va letto in modo serio, senza slogan, non è un “liberi tutti”, ma un sistema con aperture commerciali e meccanismi di protezione.

Sostenibilità, clima e deforestazione: cosa c’è davvero nell’accordo
Un altro aspetto decisivo è il capitolo sulla sostenibilità, nel nuovo assetto negoziale, la Commissione sottolinea che l’accordo include impegni rafforzati su:
  • attuazione effettiva dell’Accordo di Parigi;
  • contrasto alla deforestazione;
  • tutela dei diritti dei lavoratori;
  • divieto di abbassare standard ambientali o sociali per attrarre commercio o investimenti;
  • coinvolgimento della società civile nell’attuazione.
In particolare, la pagina ufficiale sul sustainable development chiarisce che l’Accordo di Parigi diventa un “essential element” dell’intesa: in caso di grave violazione, una parte può sospendere l’accordo.
Per le imprese italiane questo tema non è teorico. Sempre più spesso clienti, distributori, partner finanziari e buyer internazionali chiedono coerenza tra strategia commerciale, compliance e sostenibilità di filiera.

Cosa deve fare adesso un’azienda italiana che vuole sfruttare l’accordo
Il punto più importante è questo: l’accordo non sostituisce la strategia export, la rende più interessante, ma anche più tecnica.

Un’impresa che vuole lavorare bene sul Mercosur oggi dovrebbe verificare almeno questi aspetti:

1. Capire se il proprio prodotto è davvero favorito
Non tutti i prodotti avranno lo stesso vantaggio, né con gli stessi tempi, bisogna leggere bene classificazione doganale, staging tariffario, eventuali quote e regole applicabili.

2. Verificare l’origine preferenziale
Senza una gestione corretta delle regole di origine, il beneficio tariffario può restare solo teorico. E questo è un errore molto frequente nelle PMI.

3. Preparare la documentazione export
Dogana, conformità tecnica, eventuali requisiti SPS, etichettatura, contrattualistica, Incoterms e pagamenti internazionali vanno riallineati al nuovo scenario.

4. Selezionare bene il mercato e il canale
Il Mercosur non è un unico paese. Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay hanno dimensioni, sistemi distributivi, rischi e opportunità differenti, l’accordo aiuta, ma non elimina la necessità di una scelta commerciale precisa.

5. Valutare il posizionamento competitivo
Se i dazi calano, cambiano anche i margini e il confronto con concorrenti europei e locali, è il momento giusto per rivedere pricing, modello distributivo e priorità commerciali, questa è un’inferenza strategica coerente con gli effetti attesi della liberalizzazione tariffaria e della riduzione delle barriere.

Gli errori da evitare
L’errore più comune è leggere l’accordo come una notizia generale e non come uno strumento operativo.
Altri errori frequenti sono:
  • pensare che il taglio dei dazi basti da solo a vendere;
  • sottovalutare regole di origine e documentazione;
  • trattare il Mercosur come un mercato omogeneo;
  • ignorare il tema compliance e sostenibilità;
  • muoversi senza una strategia commerciale, logistica e contrattuale chiara.

Cosa ne pensano in Sud America
In Sud America, l’accordo UE-Mercosur viene accolto in modo prevalentemente positivo da governi e mondi export, soprattutto per l’accesso preferenziale al mercato europeo e il potenziale effetto su investimenti e crescita,tuttavia, analisti e settori produttivi locali ricordano che i benefici non saranno automatici: agro e agroindustria partono favoriti, mentre alcune filiere industriali e le PMI più esposte dovranno affrontare una fase di adattamento competitiva e regolatoria

In sintesi, l’accordo UE-Mercosur può aprire opportunità molto concrete per molte imprese italiane, ma solo per chi è pronto a trasformare una novità geopolitica in un progetto export strutturato, le opportunità ci sono: dazi più bassi, accesso più semplice, maggior tutela per molti prodotti europei, migliori condizioni per servizi e appalti, e un quadro più prevedibile per fare business.

Conclusione
L’accordo UE-Mercosur non va letto solo come un tema politico o istituzionale,per molte aziende italiane può diventare una leva concreta di sviluppo commerciale in Sud America.
Ma attenzione: tra “c’è un accordo” e “la mia azienda ne beneficia davvero” c’è in mezzo tutto il lavoro vero dell’internazionalizzazione. Analisi del prodotto, origine preferenziale, strategia paese, partner, contratti, logistica, compliance e approccio commerciale.
Ed è proprio qui che si gioca la differenza tra chi guarda il Mercosur con curiosità e chi lo trasforma in fatturato.
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​Fonti :
Commissione europea, EU-Mercosur: Text of the agreement.
Commissione europea, EU-Mercosur agreement
Consiglio dell’UE, EU-Mercosur agreements explained. Sintesi istituzionale su EMPA, iTA e salvaguardie agricole.
Commissione europea, Questions and answers on the EU-Mercosur partnership agreement (17 gennaio 2026)
Commissione europea, Factsheet: EU-Mercosur partnership agreement
Commissione europea, Factsheet: Trade and sustainable development
Consiglio dell’UE, Council greenlights safeguards for agricultural products

Come trovare nuovi clienti esteri per la tua azienda in Piemonte

26/5/2025

 
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Introduzione all’export operativo
Esportare non significa semplicemente spedire all’estero o aggiungere un sito in inglese.
Significa costruire una strategia commerciale internazionale, con azioni mirate per generare contatti qualificati, avviare trattative e concludere vendite con clienti reali.
L’export operativo è questo: un approccio concreto e misurabile, fatto di strumenti, azioni, follow-up e risultati.

Molte imprese piemontesi hanno prodotti eccellenti ma faticano a uscire dai confini italiani perché manca il tempo, il personale o il metodo per affrontare l’internazionalizzazione. È qui che entra in gioco la figura del consulente export: una risorsa esterna che porta esperienza, contatti e operatività senza pesare sull’organico.

I vantaggi per le PMI piemontesi
Un’azienda piemontese che sceglie di attivare un progetto di export operativo ottiene diversi vantaggi strategici:
  • Identifica i mercati giusti, basandosi su dati, richieste di mercato e compatibilità di prodotto
  • Crea una rete commerciale, strutturata con distributori, buyer o clienti diretti all’estero
  • Aumenta la marginalità, aprendosi a mercati meno saturi e con maggior valore percepito
  • Diversifica il fatturato, riducendo la dipendenza dal mercato italiano
  • Ottimizza la propria offerta, adattando listini, schede tecniche, materiali commerciali e contratti al contesto internazionale
  • Evita errori costosi, grazie a una gestione precisa di documentazione, trasporto, dazi e normative estere
Tutto questo senza dover assumere un export manager a tempo pieno: il consulente export in Piemonte, con esperienza sul campo, può affiancare l’azienda anche solo per il periodo necessario a strutturare la fase iniziale o far ripartire un progetto fermo.

Come funziona un percorso di export operativo
Un vero percorso operativo inizia sempre da un’analisi:
  • cosa produce l’azienda
  • a chi potrebbe servire
  • in quali paesi c’è richiesta
  • come si può vendere (distributori, fiere, B2B diretto, e-commerce, ecc.)
Da lì si costruisce:
  1. il materiale export: cataloghi, listini, profili aziendali, sito in lingua
  2. la strategia commerciale: mercati target, canali prioritari, primi passi concreti
  3. la ricerca contatti: database, azioni commerciali, follow-up
  4. la gestione delle trattative: offerte, prezzi export, termini di pagamento, logistica
  5. la formalizzazione: contratti, incoterms, documentazione doganale, conformità
Il tutto con report regolari, obiettivi chiari e una presenza concreta, non solo consulenziale.

Chi può farlo
Il servizio è pensato per:
  • PMI che non hanno ancora esportato e vogliono iniziare con un metodo
  • aziende che hanno già fatto export ma in modo disorganizzato e poco redditizio
  • imprenditori che non vogliono perdere tempo con tentativi a vuoto
  • realtà che vogliono farsi conoscere all’estero, anche senza partecipare subito a fiere costose

Conclusione
Trovare clienti esteri non è una questione di fortuna o di taglia aziendale. È una questione di approccio, costanza e metodo.
L’export non si improvvisa, ma se affrontato bene può diventare una delle leve di crescita più importanti per la tua impresa.
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Temporary Export Manager in Piemonte

26/5/2025

 
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​Se sei un imprenditore in Piemonte e vuoi iniziare a vendere all’estero, probabilmente ti sei già fatto una di queste domande:
  • da dove parto per esportare?
  • come trovo clienti all’estero?
  • chi si occupa della documentazione?
  • mi conviene assumere qualcuno o affidarmi a un consulente?
La risposta giusta, se vuoi partire in modo strategico ma flessibile, potrebbe essere una sola: Temporary Export Manager.

Chi è un Temporary Export Manager (TEM)
Un Temporary Export Manager è un professionista esperto in internazionalizzazione che lavora temporaneamente al fianco della tua azienda.
Non è un dipendente, non è un agente, non è una figura teorica. È qualcuno che porta metodo, contatti, esperienza e operatività dentro alla tua realtà, per aiutarti a entrare in nuovi mercati o strutturare meglio quelli già attivi.

Cosa fa concretamente un TEM?
Un buon TEM ti affianca nella gestione dell’export, dalla strategia all’azione. In particolare:
  • analizza i tuoi punti di forza e le potenzialità di mercato
  • seleziona i mercati esteri più adatti al tuo prodotto
  • imposta o migliora listini, materiali, cataloghi, sito in lingua
  • identifica fiere, eventi o canali commerciali adatti
  • cerca contatti reali con buyer, distributori, partner locali
  • ti supporta nella gestione di offerte, contratti e documentazione doganale
  • forma il personale interno a gestire in autonomia l’estero
In sintesi: ti insegna a vendere all’estero con metodo, lasciando una traccia utile anche dopo la sua uscita.

Perché un TEM è utile alle aziende piemontesi
Il Piemonte è una regione con una forte vocazione industriale, artigianale e agroalimentare.
Ma molte PMI piemontesi, pur avendo ottimi prodotti, non hanno mai avuto il tempo o le competenze per affrontare seriamente l’export.
Un TEM è la soluzione ideale se:
  • vuoi iniziare a esportare ma non sai da dove cominciare
  • esporti già, ma senza una strategia o con risultati altalenanti
  • vuoi accedere a mercati nuovi o più redditizi
  • hai bisogno di una figura esterna, ma concreta e operativa
  • cerchi un approccio personalizzato, senza formule standard

Temporary Export Manager: un investimento intelligente
Non è un costo fisso, ma un investimento con un ritorno misurabile.
Non devi assumerlo a tempo indeterminato.
Non lavori alla cieca: un TEM lavora con obiettivi, piani d’azione e report.
In più, in Piemonte esistono anche voucher e bandi pubblici (es. Invitalia, Regione Piemonte, Camera di Commercio) che in certi periodi possono finanziare parte del servizio.

Conclusione
Il tuo prodotto ha potenziale all’estero, ma non ci arriva da solo.
Hai bisogno di metodo, esperienza e relazioni costruite con pazienza.
Un Temporary Export Manager, se scelto bene, può diventare la figura chiave per dare slancio reale al tuo export, senza stravolgere l’organizzazione interna.
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Cosa significa esportare, davvero

16/5/2025

 
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​Molti pensano che esportare significhi semplicemente vendere all’estero.
In realtà, esportare è un processo ben più profondo. È una strategia, un’evoluzione aziendale, una palestra che ti obbliga a fare le cose bene.
E soprattutto: non si improvvisa.

Esportare non è (solo) spedire o vendere all'estero
Chi esporta con successo lo sa:
✔️ Non basta una traduzione in inglese
✔️ Non basta spedire un pallet 
✔️ Non basta rispondere a un’email con un listino in euro

Esportare significa preparare l’azienda ad affrontare un mercato estero, capirne le regole, la cultura, i vincoli, le opportunità.

Cosa comporta esportare?
Ecco cosa vuol dire davvero:
  1. Studiare i mercati target
    Dove c’è domanda? Dove il mio prodotto può funzionare? Quali sono i concorrenti? Le barriere?
  2. Adattare comunicazione e offerta
    Il sito, le schede tecniche, il catalogo, i prezzi: tutto deve parlare la lingua (vera) del mercato di destinazione.
  3. Preparare la documentazione
    DDT, packing list, codici HS, certificati d’origine, dichiarazioni CE, etichettature specifiche, logistica e Incoterms.
  4. Costruire relazioni e fiducia
    All’estero si vende quando sei affidabile, non quando sei solo economico, la relazione viene prima del prezzo.
  5. Avere un referente interno o esterno
    Se nessuno in azienda segue l’export in modo continuo, l’estero non crescerà mai in modo stabile.

Esportare è anche cambiare approccio mentale
  • è uscire dalla logica “consegno domani” e pianificare
  • è imparare a vendere con altri strumenti
  • è smettere di subire il mercato interno e iniziare a scegliere dove crescere
  • è mettere ordine in casa propria per farsi trovare pronti

Ma quindi... chi può esportare?
Non servono fatturati milionari.
Serve volontà, metodo e costanza.
Esportano con successo anche aziende piccole, artigiane, di nicchia.
Chi ha prodotto, visione e voglia di imparare può esportare, e crescere.

Conclusione
Esportare è molto più che spedire o vendere all'estero una tantum.
È fare un passo in avanti come azienda, come imprenditore, come squadra.
E farlo con la consapevolezza che non serve partire da tutto, ma serve partire bene.
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Come esportare meccatronica

8/4/2025

 
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​L’export di meccatronica è una delle più grandi occasioni del momento per le aziende italiane. Mai come ora, tra tensioni geopolitiche, reshoring, transizione digitale e attenzione alla qualità europea, l’industria italiana della meccatronica può dire la sua e conquistare fette di mercato estero.
Non è un caso se lo definiamo un settore che adoriamo: unisce creatività, know-how, precisione e capacità di risolvere problemi complessi con soluzioni tecniche brillanti.

Cos’è la meccatronica e perché piace tanto all’estero
La meccatronica è l’integrazione tra meccanica, elettronica, informatica e controllo automatico. È quella disciplina che dà vita a macchine “intelligenti”, automatizzate, capaci di interagire con l’ambiente e con l’operatore in modo efficiente.
Parliamo di:
  • impianti di automazione industriale,
  • robot e robot collaborativi,
  • macchine utensili CNC,
  • sistemi di visione,
  • sensoristica,
  • linee di assemblaggio flessibili,
  • software per il controllo e la diagnostica remota.
Tutto ciò che oggi è richiesto da chi produce in modo evoluto e vuole essere competitivo.

Dove esporta oggi l’Italia?
L’Italia è al quarto posto mondiale per export di macchine utensili, robotica e automazione e i principali mercati di destinazione sono:
  • Germania (partner tecnico e commerciale di alto livello),
  • Stati Uniti (dove il made in Italy è sinonimo di qualità e affidabilità),
  • Cina (che sta riallineando il proprio sistema produttivo post-Covid),
  • Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia (hub produttivi europei in forte crescita),
  • Messico e Brasile (mercati emergenti con domanda in forte espansione).

Perché questo è il momento giusto
  • Reshoring: molte multinazionali stanno riportando la produzione più vicino ai mercati di consumo. Chi è in Europa, cerca fornitori in Europa.
  • Tensioni geopolitiche: guerre, restrizioni e blocchi rendono sempre più strategico avere fornitori stabili, affidabili e certificati.
  • Transizione 4.0: in tutto il mondo si sta digitalizzando l’industria. Le aziende vogliono macchine intelligenti e interconnesse.
  • Made in Italy tecnico: il nostro paese è sinonimo di ingegno applicato. Lavoriamo bene, risolviamo problemi, progettiamo con buon senso e competenza.

Opportunità e leve da sfruttare
  • Partecipare a fiere internazionali (come SPS, Hannover Messe, IMTS),
  • Creare brochure e siti tecnici in inglese/francese/tedesco,
  • Studiare i mercati con veri export manager, non con chi ti vende illusioni,
  • Attivare una strategia digitale di lead generation internazionale,
  • Usare i bandi (es. voucher TEM) per farsi affiancare da professionisti dell’internazionalizzazione.

Conclusione
Se produci, assembli o integri macchinari, sistemi o componenti meccatronici, è il tuo momento, e se ti serve una mano a capire da dove partire, noi di Hello Export siamo ossessionati da questo settore: lo conosciamo, lo viviamo, lo amiamo.

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Potrebbe essere l’inizio di un progetto export fatto bene, su misura, e con chi non ha paura di sporcarsi le mani nei capannoni.
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