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I segreti dell'Export

Come esportare alcolici italiani: norme, accise e suggerimenti per conquistare i mercati internazionali

16/7/2025

 
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L’Italia si distingue per una tradizione di eccellenza nelle bevande alcoliche, che va dal vino alle grappe, passando per liquori artigianali, amari, vermouth e distillati di alta qualità. Esportare questi prodotti rappresenta una grande opportunità per promuovere il Made in Italy all’estero, ma è fondamentale conoscere gli aspetti normativi, fiscali e commerciali per affrontare con successo questo percorso.

Le principali tipologie di alcolici e le loro differenze
Prima di intraprendere l’esportazione, è essenziale capire la distinzione tra le diverse categorie di bevande alcoliche, poiché ciascuna segue regole specifiche:
  • Vino: da uva o mosto fermentato, include varie tipologie come rosso, bianco, frizzante, spumante, passito.
  • Birra: prodotta da cereali maltati, con una regolamentazione fiscale differente rispetto al vino.
  • Bevande fermentate diverse: ad esempio sidro o idromele.
  • Distillati: grappa, brandy, whisky, vodka, gin, liquori e amari, che generalmente sono soggetti a tasse più elevate.
  • Bevande aromatizzate: come il vermouth, tecnicamente classificate tra i vini aromatizzati.
Questa distinzione è rilevante non solo commercialmente, ma incide direttamente su accise e obblighi doganali.

Le accise: cosa sono e come si applicano
L'accisa è un’imposta indiretta applicata alla produzione o alla commercializzazione di determinati beni, tra cui gli alcolici. In Europa e in molti altri Paesi extra-UE, ogni categoria di bevanda è soggetta a una specifica accisa, proporzionale al contenuto alcolico e alla tipologia di prodotto.

Esempio:
  • Il vino fermo in Italia è esente da accisa
  • La birra ha un’accisa calcolata sui gradi Plato
  • I superalcolici pagano accisa in base all’ettanidro alcolico contenuto (litri di alcol puro per litro di prodotto)

Quando esporti, devi conoscere:
  • La normativa fiscale del Paese di destinazione
  • La possibilità di vendere franco accisa (EXW o DDP?)
  • L’obbligo di depositi fiscali o rappresentanti fiscali all’estero

Per i Paesi extra UE, il prodotto esce dal territorio comunitario in regime di esportazione definitiva, senza pagamento dell’accisa in Italia, ma soggetto a dogana e tributi nel Paese d’arrivo.
Per l’export intra-UE, invece, si applica il sistema di sospensione di accisa con movimentazione tracciata tramite EMCS (Excise Movement Control System).

Documenti indispensabili per esportare alcolici
Per avviare l’export sono richiesti:
  • Licenza UTF (ex Ufficio Tecnico di Finanza) per produttori e commercianti
  • Registrazione EORI come operatore economico
  • Dichiarazione doganale (DAU) per esportazioni
  • Documento di accompagnamento elettronico (e-AD) per spedizioni intra-UE sotto sospensione d’accisa
  • Fattura commerciale con descrizione dettagliata del prodotto.
  • Certificazioni di origine e/o qualità (DOC, DOCG, IGP)

A seconda dei mercati di destinazione, possono essere richiesti anche:
  • Etichettatura in lingua locale
  • Registrazione sanitaria o notifica presso enti locali (FDA per USA, TTB per alcolici, ecc.)
  • Permessi di importazione nei Paesi con monopolio (es. Canada, Svezia)

Come valutare i mercati esteri per i tuoi prodotti
Ogni Paese ha il proprio consumo prevalente e la propria regolamentazione doganale, ad esempio:
  • Germania: grande mercato per vino e prosecco, ma molto concorrenziale.
  • USA: ricettivo per superalcolici e vini premium, ma con regole complesse (TTB, licenze statali).
  • Cina: apprezza i rossi strutturati, ma richiede registrazione e controlli rigorosi.
  • UK: mercato storico per vini e amari, attenzione alla Brexit e alla gestione doganale post-2021.
  • Paesi Scandinavi: vendite solo tramite monopoli statali, richiesta di registrazione.

Consigli pratici per le aziende italiane
  • Studia la normativa locale prima di spedire
  • Valuta un partner importatore esperto per semplificare gli adempimenti
  • Adatta l’etichettatura e la comunicazione al gusto locale
  • Partecipa a fiere di settore internazionali (es. ProWein, Vinitaly International, SIAL)
  • Affidati a un export manager o a un temporary export manager per strutturare l’espansione

In conclusione
Navigare il complesso sistema delle accise sugli alcolici richiede certamente una preparazione approfondita per gli esportatori italiani. La corretta comprensione delle normative fiscali rappresenta infatti un elemento decisivo per garantire operazioni di export redditizie e conformi alle leggi vigenti nel 2025.

L'identificazione precisa del regime fiscale applicabile, attraverso la corretta classificazione doganale, è il primo passo obbligato. A questo si affianca la necessità di scegliere consapevolmente tra regime sospensivo e immissione in consumo, che incide direttamente sulla gestione finanziaria e logistica dell’intera operazione.

Chi opera nel settore può beneficiare di semplificazioni e riduzioni (soprattutto per il vino), ma deve sempre mantenere una documentazione impeccabile, usare correttamente sistemi come e-AD ed e-DAS e distinguere chiaramente tra vendite B2B e B2C. In quest’ultimo caso, va valutata anche la nomina di un rappresentante fiscale nel paese di destinazione.
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Chi conosce a fondo questi strumenti, oggi, può trasformare la complessità in vantaggio competitivo. La corretta pianificazione, unita a un buon supporto operativo, permette di evitare blocchi doganali, ottimizzare i costi e presentarsi ai buyer esteri con professionalità e trasparenza.

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Come trovare nuovi clienti esteri per la tua azienda in Piemonte

26/5/2025

 
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Introduzione all’export operativo
Esportare non significa semplicemente spedire all’estero o aggiungere un sito in inglese.
Significa costruire una strategia commerciale internazionale, con azioni mirate per generare contatti qualificati, avviare trattative e concludere vendite con clienti reali.
L’export operativo è questo: un approccio concreto e misurabile, fatto di strumenti, azioni, follow-up e risultati.

Molte imprese piemontesi hanno prodotti eccellenti ma faticano a uscire dai confini italiani perché manca il tempo, il personale o il metodo per affrontare l’internazionalizzazione. È qui che entra in gioco la figura del consulente export: una risorsa esterna che porta esperienza, contatti e operatività senza pesare sull’organico.

I vantaggi per le PMI piemontesi
Un’azienda piemontese che sceglie di attivare un progetto di export operativo ottiene diversi vantaggi strategici:
  • Identifica i mercati giusti, basandosi su dati, richieste di mercato e compatibilità di prodotto
  • Crea una rete commerciale, strutturata con distributori, buyer o clienti diretti all’estero
  • Aumenta la marginalità, aprendosi a mercati meno saturi e con maggior valore percepito
  • Diversifica il fatturato, riducendo la dipendenza dal mercato italiano
  • Ottimizza la propria offerta, adattando listini, schede tecniche, materiali commerciali e contratti al contesto internazionale
  • Evita errori costosi, grazie a una gestione precisa di documentazione, trasporto, dazi e normative estere
Tutto questo senza dover assumere un export manager a tempo pieno: il consulente export in Piemonte, con esperienza sul campo, può affiancare l’azienda anche solo per il periodo necessario a strutturare la fase iniziale o far ripartire un progetto fermo.

Come funziona un percorso di export operativo
Un vero percorso operativo inizia sempre da un’analisi:
  • cosa produce l’azienda
  • a chi potrebbe servire
  • in quali paesi c’è richiesta
  • come si può vendere (distributori, fiere, B2B diretto, e-commerce, ecc.)
Da lì si costruisce:
  1. il materiale export: cataloghi, listini, profili aziendali, sito in lingua
  2. la strategia commerciale: mercati target, canali prioritari, primi passi concreti
  3. la ricerca contatti: database, azioni commerciali, follow-up
  4. la gestione delle trattative: offerte, prezzi export, termini di pagamento, logistica
  5. la formalizzazione: contratti, incoterms, documentazione doganale, conformità
Il tutto con report regolari, obiettivi chiari e una presenza concreta, non solo consulenziale.

Chi può farlo
Il servizio è pensato per:
  • PMI che non hanno ancora esportato e vogliono iniziare con un metodo
  • aziende che hanno già fatto export ma in modo disorganizzato e poco redditizio
  • imprenditori che non vogliono perdere tempo con tentativi a vuoto
  • realtà che vogliono farsi conoscere all’estero, anche senza partecipare subito a fiere costose

Conclusione
Trovare clienti esteri non è una questione di fortuna o di taglia aziendale. È una questione di approccio, costanza e metodo.
L’export non si improvvisa, ma se affrontato bene può diventare una delle leve di crescita più importanti per la tua impresa.
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Scrivici a [email protected]
e scopri il nostro Progetto Export pensato per PMI piemontesi come la tua, che vogliono crescere all’estero partendo da azioni concrete, strumenti giusti e obiettivi chiari.

Temporary Export Manager in Piemonte

26/5/2025

 
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​Se sei un imprenditore in Piemonte e vuoi iniziare a vendere all’estero, probabilmente ti sei già fatto una di queste domande:
  • da dove parto per esportare?
  • come trovo clienti all’estero?
  • chi si occupa della documentazione?
  • mi conviene assumere qualcuno o affidarmi a un consulente?
La risposta giusta, se vuoi partire in modo strategico ma flessibile, potrebbe essere una sola: Temporary Export Manager.

Chi è un Temporary Export Manager (TEM)
Un Temporary Export Manager è un professionista esperto in internazionalizzazione che lavora temporaneamente al fianco della tua azienda.
Non è un dipendente, non è un agente, non è una figura teorica. È qualcuno che porta metodo, contatti, esperienza e operatività dentro alla tua realtà, per aiutarti a entrare in nuovi mercati o strutturare meglio quelli già attivi.

Cosa fa concretamente un TEM?
Un buon TEM ti affianca nella gestione dell’export, dalla strategia all’azione. In particolare:
  • analizza i tuoi punti di forza e le potenzialità di mercato
  • seleziona i mercati esteri più adatti al tuo prodotto
  • imposta o migliora listini, materiali, cataloghi, sito in lingua
  • identifica fiere, eventi o canali commerciali adatti
  • cerca contatti reali con buyer, distributori, partner locali
  • ti supporta nella gestione di offerte, contratti e documentazione doganale
  • forma il personale interno a gestire in autonomia l’estero
In sintesi: ti insegna a vendere all’estero con metodo, lasciando una traccia utile anche dopo la sua uscita.

Perché un TEM è utile alle aziende piemontesi
Il Piemonte è una regione con una forte vocazione industriale, artigianale e agroalimentare.
Ma molte PMI piemontesi, pur avendo ottimi prodotti, non hanno mai avuto il tempo o le competenze per affrontare seriamente l’export.
Un TEM è la soluzione ideale se:
  • vuoi iniziare a esportare ma non sai da dove cominciare
  • esporti già, ma senza una strategia o con risultati altalenanti
  • vuoi accedere a mercati nuovi o più redditizi
  • hai bisogno di una figura esterna, ma concreta e operativa
  • cerchi un approccio personalizzato, senza formule standard

Temporary Export Manager: un investimento intelligente
Non è un costo fisso, ma un investimento con un ritorno misurabile.
Non devi assumerlo a tempo indeterminato.
Non lavori alla cieca: un TEM lavora con obiettivi, piani d’azione e report.
In più, in Piemonte esistono anche voucher e bandi pubblici (es. Invitalia, Regione Piemonte, Camera di Commercio) che in certi periodi possono finanziare parte del servizio.

Conclusione
Il tuo prodotto ha potenziale all’estero, ma non ci arriva da solo.
Hai bisogno di metodo, esperienza e relazioni costruite con pazienza.
Un Temporary Export Manager, se scelto bene, può diventare la figura chiave per dare slancio reale al tuo export, senza stravolgere l’organizzazione interna.
​
📩 Vuoi capire se il TEM è la figura giusta per la tua azienda?
Scrivici a [email protected]
Con il nostro Progetto Export lavoriamo ogni giorno a fianco di imprese piemontesi che vogliono iniziare (o ripartire) a vendere all’estero. Concreti, su misura, senza fronzoli.

Cosa significa esportare, davvero

16/5/2025

 
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​Molti pensano che esportare significhi semplicemente vendere all’estero.
In realtà, esportare è un processo ben più profondo. È una strategia, un’evoluzione aziendale, una palestra che ti obbliga a fare le cose bene.
E soprattutto: non si improvvisa.

Esportare non è (solo) spedire o vendere all'estero
Chi esporta con successo lo sa:
✔️ Non basta una traduzione in inglese
✔️ Non basta spedire un pallet 
✔️ Non basta rispondere a un’email con un listino in euro

Esportare significa preparare l’azienda ad affrontare un mercato estero, capirne le regole, la cultura, i vincoli, le opportunità.

Cosa comporta esportare?
Ecco cosa vuol dire davvero:
  1. Studiare i mercati target
    Dove c’è domanda? Dove il mio prodotto può funzionare? Quali sono i concorrenti? Le barriere?
  2. Adattare comunicazione e offerta
    Il sito, le schede tecniche, il catalogo, i prezzi: tutto deve parlare la lingua (vera) del mercato di destinazione.
  3. Preparare la documentazione
    DDT, packing list, codici HS, certificati d’origine, dichiarazioni CE, etichettature specifiche, logistica e Incoterms.
  4. Costruire relazioni e fiducia
    All’estero si vende quando sei affidabile, non quando sei solo economico, la relazione viene prima del prezzo.
  5. Avere un referente interno o esterno
    Se nessuno in azienda segue l’export in modo continuo, l’estero non crescerà mai in modo stabile.

Esportare è anche cambiare approccio mentale
  • è uscire dalla logica “consegno domani” e pianificare
  • è imparare a vendere con altri strumenti
  • è smettere di subire il mercato interno e iniziare a scegliere dove crescere
  • è mettere ordine in casa propria per farsi trovare pronti

Ma quindi... chi può esportare?
Non servono fatturati milionari.
Serve volontà, metodo e costanza.
Esportano con successo anche aziende piccole, artigiane, di nicchia.
Chi ha prodotto, visione e voglia di imparare può esportare, e crescere.

Conclusione
Esportare è molto più che spedire o vendere all'estero una tantum.
È fare un passo in avanti come azienda, come imprenditore, come squadra.
E farlo con la consapevolezza che non serve partire da tutto, ma serve partire bene.
📩 Vuoi iniziare a esportare con metodo, senza perdere tempo in tentativi improvvisati?
Scrivici a [email protected]
Con il nostro Progetto Export ti aiutiamo a capire da dove partire, cosa serve davvero e come iniziare a vendere all’estero con una strategia concreta e sostenibile.

✨ E se vuoi capire meglio cosa fa un export manager, e come si costruisce un vero progetto internazionale, dai un’occhiata anche al nostro ebook dedicato: lo trovi nella sezione E-BOOK, ed è un ottimo punto di partenza per orientarti con le idee chiare.

Esportare in Canada & CETA

27/3/2025

 
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​Negli ultimi anni, il Canada si è affermato come uno dei mercati più dinamici e promettenti per l’export italiano. Questo anche grazie al CETA, l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada, che ha semplificato e incentivato gli scambi tra le due sponde dell’Atlantico.

Cos’è il CETA?
Il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è un accordo economico e commerciale globale firmato tra Unione Europea e Canada. Entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre 2017, il CETA ha come obiettivo la liberalizzazione degli scambi di beni e servizi, la protezione degli investimenti e la semplificazione delle procedure doganali.

A cosa serve il CETA?
  • Eliminare i dazi doganali su quasi il 99% dei beni scambiati tra UE e Canada.
  • Facilitare l’accesso al mercato canadese per beni, servizi e appalti pubblici.
  • Riconoscere reciproche certificazioni e standard tecnici, semplificando il lavoro delle aziende esportatrici.
  • Proteggere le indicazioni geografiche, tra cui molti prodotti agroalimentari italiani.

I principali vantaggi del CETA:
  • Niente dazi su prodotti industriali, agricoli e trasformati.
  • Più trasparenza e sicurezza nei contratti d’investimento.
  • Apertura del mercato degli appalti pubblici canadesi alle imprese europee.
  • Maggiore tutela della proprietà intellettuale.

L’export italiano verso il Canada: dati e settori forti
L’Italia è uno dei principali partner commerciali europei del Canada. Secondo i dati ISTAT, nel 2023 l’export italiano verso il Canada ha superato i 6 miliardi di euro, con una crescita significativa rispetto agli anni precedenti.

I settori più forti dell’export italiano in Canada:
  • Macchinari e apparecchiature industriali
  • Prodotti farmaceutici
  • Automotive e componentistica
  • Arredamento e design
  • Moda e abbigliamento
  • Agroalimentare e vino, trainati dal Made in Italy e tutelati dal CETA

Opportunità per le imprese italiane
Esportare in Canada significa accedere a un mercato maturo, stabile e ad alto potere d’acquisto, con consumatori attenti alla qualità e sempre più orientati a prodotti sostenibili ed europei.

Le opportunità principali:
  • Settore green e cleantech
  • Agroalimentare biologico e DOP
  • Tecnologie per l’efficienza energetica
  • Soluzioni per la mobilità sostenibile
  • Cosmetici naturali e made in Italy

Grazie al CETA, molte barriere tariffarie sono state abbattute e i tempi di accesso al mercato ridotti, creando un ambiente più favorevole anche per le PMI italiane.

Minacce e sfide da considerare
Come ogni mercato extra-UE, anche il Canada presenta alcune criticità che le aziende esportatrici devono conoscere:
  • Distanza geografica e costi logistici
  • Barriere non tariffarie (standard tecnici, certificazioni, regolamenti)
  • Concorrenza locale e internazionale molto forte
  • Differenze linguistiche e culturali (in particolare tra le province anglofone e il Québec francofono)

Conclusione
Il Canada rappresenta una grande opportunità per le aziende italiane, soprattutto grazie al CETA che ha reso più semplice e vantaggioso l’accesso al mercato. Tuttavia, è fondamentale affrontare questo mercato con una strategia strutturata, conoscendo le regole e le potenzialità, ma anche le possibili insidie.
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