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I segreti dell'Export

Incoterms® 2020: quali scegliere per vendere all’estero senza rischi

18/2/2026

 
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​Nel mondo dell’export, la frase "ci pensa il cliente" è spesso l’inizio di un incubo logistico o doganale.
Se la tua azienda manifatturiera spedisce regolarmente all'estero, sai bene che non si tratta solo di caricare un pallet, si tratta di capire chi paga cosa, ma soprattutto chi è responsabile se qualcosa va storto.

Gli Incoterms® (International Commercial Terms) non sono semplici sigle da mettere in fattura per abitudine: sono le regole del gioco che definiscono il confine tra un profitto pulito e una perdita imprevista.
In questa guida analizziamo le tre rese più comuni per le PMI (FCA, DAP, DDP), eliminando i tecnicismi inutili e andando dritti al punto: la gestione dei rischi e dei costi.

1. FCA (Free Carrier) – Il "compromesso" intelligente
Molte aziende usano l'Ex Works (EXW), ma in Hello Export consigliamo quasi sempre di passare all'FCA.
Perché? Perché nell'EXW, tecnicamente, il venditore non dovrebbe nemmeno caricare la merce sul camion.
Con l'FCA Franco Vettore, ti occupi tu del carico e delle operazioni doganali di esportazione.
  • Rischio: Si trasferisce al compratore quando la merce è caricata sul mezzo di trasporto.
  • Vantaggio per la PMI: Hai la prova certa dell'esportazione (la bolla doganale è a tuo nome), fondamentale per i controlli fiscali e l'esenzione IVA (Art. 8).
  • Esempio Pallet/Container: Se vendi un macchinario in USA via mare, con FCA carichi il container in azienda e gestisci la dogana in Italia. Se il container cade in porto a Genova, il rischio è già del cliente (se hai caricato correttamente).

2. DAP (Delivered At Place) – Controllo e Servizio
Con il DAP, la tua azienda organizza il trasporto fino a destinazione (magazzino del cliente), ma non paga i dazi e le tasse locali.
  • Rischio: Resta a tuo carico fino a quando la merce è pronta per lo scarico a destinazione.
  • Costi nascosti: Attenzione alle soste impreviste. Se il cliente ritarda lo sdoganamento a destino, le spese di giacenza in porto o aeroporto potrebbero esserti addebitate dal trasportatore.
  • Esempio Spedizioni Express: Invii un pacco urgente in Svizzera via corriere (DHL/FedEx). Tu paghi il trasporto, il cliente riceve la merce e paga l'IVA svizzera e gli oneri doganali all'importazione.

3. DDP (Delivered Duty Paid) – Il servizio "All-Inclusive" (con cautela)
È la resa dove il venditore si assume tutto: trasporto, assicurazione e sdoganamento a destino (tasse incluse).
  • Il "mal di testa": Per spedire DDP in molti paesi, devi essere registrato fiscalmente in quel paese o avere un rappresentante fiscale. Se spedisci DDP in Brasile o Cina senza conoscere le dinamiche locali, rischi che la merce resti bloccata per mesi.
  • Prove di resa: È essenziale avere contratti chiari con lo spedizioniere che ti garantiscano i documenti di avvenuto sdoganamento.
  • Consiglio Hello Export: Usa il DDP solo per piccole spedizioni express o se hai una struttura logistica molto solida. Per il manifatturiero pesante, il DAP è spesso preferibile.

​3 Errori comuni da evitare (e come non perdere soldi)
  1. Sottovalutare l'assicurazione: Negli Incoterms® 2020, solo il CIF e il CIP obbligano il venditore a stipulare un'assicurazione. In DAP, anche se sei responsabile del rischio, non sei obbligato legalmente ad assicurare la merce. Fallo sempre. Un container perso in mare senza assicurazione può affondare il bilancio di una PMI.
  2. Confondere "passaggio del rischio" e "passaggio di proprietà": Gli Incoterms non dicono quando la merce diventa del cliente, ma solo chi risponde dei danni. La proprietà va gestita nel contratto di vendita (clausola di riserva di proprietà).
  3. Dimenticare i costi di sbarco: Spesso nel trasporto via mare (container), tra l'arrivo in porto e la consegna finale ci sono spese di movimentazione (THC) e tasse portuali. Specifica sempre nel preventivo se sono incluse.

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Fonti e approfondimenti:
  • International Chamber of Commerce (ICC) – Rules for the use of domestic and international trade terms
  • Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Linee guida per le operazioni di esportazione
  • Regolamento (UE) n. 952/2013 (Codice Doganale dell'Unione)

Come importare dal Giappone: guida pratica aggiornata 2026

24/1/2026

 
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Importare dal Giappone nel 2026 è sempre più strategico per le aziende italiane, grazie al consolidato Accordo di Partenariato Economico tra l’Unione Europea e il Giappone (EPA) che non solo offre agevolazioni tariffarie, ma semplifica molte delle procedure doganali, rendendo più accessibile l’ingresso di prodotti giapponesi nei mercati europei.

Perché importare dal Giappone
Il Giappone è la terza economia mondiale, noto per la qualità e la tecnologia avanzata dei suoi prodotti. Settori come:
  • componentistica elettronica e industriale
  • attrezzature di precisione
  • cosmetica e prodotti skincare
  • utensileria e strumenti per professionisti
    offrono un’ampia gamma di opportunità per importatori italiani, distributori e rivenditori specializzati.

EPA: l’accordo che ti fa risparmiare sui dazi
Dal 2019 è in vigore l'Accordo di Partenariato Economico UE-Giappone, che elimina gradualmente gran parte dei dazi doganali sui beni scambiati tra le due aree.

Cosa comporta?
  • Accesso preferenziale a moltissimi prodotti giapponesi
  • Procedure doganali semplificate
  • Requisiti chiari per l’origine preferenziale
  • Supporto alla digitalizzazione doganale

👉 Esempio pratico: se importi macchinari giapponesi classificati come HS 8479.89, l’EPA potrebbe azzerare i dazi, a patto che il fornitore giapponese rilasci una dichiarazione di origine conforme.
Niente dazi = maggiore competitività sul mercato.

Come sapere se un prodotto è coperto dall’EPA?
Per ogni codice doganale puoi verificare sul sito dell'agenzia delle dogane, se sono applicabili dazi agevolati grazie all’EPA.
Attenzione: è importante che il fornitore giapponese sia registrato al sistema REX o indichi correttamente l'origine preferenziale nella documentazione.

Aspetti interculturali: il valore della fiducia
Fare business con i giapponesi richiede rispetto, puntualità e precisione, ecco alcune regole base:
  • Evita approcci troppo informali
  • I tempi di trattativa possono essere più lunghi, ma servono a costruire fiducia
  • I documenti e le comunicazioni devono essere ordinati e professionali
  • I giapponesi sono molto attenti alla reputazione: lavora bene, comunica con trasparenza
Un buon importatore è anche un buon mediatore culturale.

Cosa serve per iniziare?
Per importare dal Giappone in modo sicuro e conforme, ti serviranno:
  • Codice doganale corretto (HS/TARIC)
  • Fattura e packing list dettagliata
  • Eventuale dichiarazione di origine EPA
  • Registrazione EORI
  • Tracciabilità doganale (possibilmente tramite un buon spedizioniere)
  • Controllo delle restrizioni sanitarie o tecniche (es. cosmetici o alimenti)

Conclusione
Importare dal Giappone è oggi più semplice e conveniente, ma richiede attenzione ai dettagli normativi e doganali, oltre che sensibilità culturale. Il vantaggio competitivo si gioca tutto sulla preparazione.
Vuoi un supporto operativo per avviare le tue importazioni dal Giappone?
Scrivici a [email protected] per scoprire il Progetto Import 2026: ti aiutiamo a classificare il prodotto, a verificare l’applicabilità dell’EPA, a contattare i fornitori giusti e a gestire ogni fase logistica e documentale.
​
Fonte normativa:
Accordo di Partenariato Economico UE-Giappone (EPA) - CELEX: 02018A1227(01)

Come trovare il codice doganale di un prodotto? Guida pratica aggiornata

8/11/2025

 
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Come trovare il codice doganale di un prodotto? È una delle domande più cercate da chi esporta o importa, ma anche "chi lo fornisce", "quante cifre ha", "come si legge", o "come si compone" sono interrogativi molto frequenti nel mondo del commercio estero. In questo articolo facciamo chiarezza.

Cos’è il codice doganale?
Il codice doganale (detto anche codice TARIC o HS Code) è una sequenza numerica che identifica con precisione la tipologia di un prodotto ai fini doganali e serve per:
  • calcolare dazi e IVA all’importazione;
  • compilare correttamente la bolletta doganale;
  • verificare eventuali restrizioni, licenze o misure antidumping;
  • accedere a regimi preferenziali (es. EUR.1, REX, GSP, ecc.).

Come è composto un codice doganale?
Un codice doganale in Europa si basa sul sistema TARIC, ovvero la Tariffa Integrata Comunitaria, che estende il codice HS a 10 cifre. Le prime sei cifre (ad esempio 731815) corrispondono alla classificazione globale del Sistema Armonizzato (HS), utilizzato a livello internazionale. Le cifre dalla settima all’ottava (73181589) rappresentano la Nomenclatura Combinata (CN), utilizzata nell’Unione Europea per scopi statistici e tariffari. Infine, le cifre dalla nona alla decima (73181589 10) fanno parte del codice TARIC vero e proprio, che consente di identificare con precisione eventuali misure comunitarie specifiche applicabili al prodotto, come dazi antidumping, contingenti o obblighi documentali.

01–06 Sistema armonizzato (HS) 731815
07–08 Codifica CN (Nomenclatura Combinata)73181589
09–10 TARIC (misure UE specifiche)73181589 10

Come trovare il codice doganale di un prodotto?
Ecco 3 metodi efficaci:
  1. Consultare il sito TARIC della Commissione Europea:
    Inserendo parole chiave o descrizione tecnica del prodotto puoi navigare tra le sezioni (es. “bulloni”, “abbigliamento sportivo”, “olio d’oliva”, ecc.).
  2. Usare la nomenclatura ufficiale (come da documento TARIC):
    Ad esempio, la sezione XV del TARIC è dedicata ai metalli comuni, mentre la voce 84 riguarda macchine e apparecchiature industriali.
    Puoi anche scaricare l’indice completo della Tariffa Doganale.
  3. Rivolgerti a un import-export manager o a uno spedizioniere esperto, che può determinare il codice corretto analizzando la scheda tecnica del prodotto.

FAQ sul codice doganale
  • Chi decide il codice doganale? → L’operatore economico, sotto responsabilità legale, in base alla natura merceologica del prodotto.
  • Chi fornisce il codice doganale? → Può essere fornito da un export manager, doganalista, spedizioniere o direttamente dall’azienda.
  • Quando serve il codice doganale? → In tutte le dichiarazioni doganali, Intrastat, certificazioni d’origine, CBAM, registrazioni RAEE/AEE.
  • Quante cifre ha? → Da 6 (HS) fino a 10 cifre (TARIC), in alcuni casi con ulteriori sottocodici statistici.

Conclusione
Conoscere il codice doganale è importante (e obbligatorio) per vendere, importare o esportare in modo corretto, non è solo un numero: è la “carta d’identità” del tuo prodotto per la dogana.
Usalo con precisione per evitare sanzioni, blocchi o dazi imprevisti.
Se hai bisogno di una consulenza per la classificazione doganale dei tuoi prodotti, scrivici: [email protected]

CBAM: Cos'è e cosa cambia dal 2026 per l'import in Europa

8/11/2025

 
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Dal 1° gennaio 2026 entra pienamente in vigore il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il nuovo strumento dell'Unione Europea per contrastare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e garantire la parità di condizioni tra produttori europei e importatori extra-UE.

Previsto dal Regolamento (UE) 2023/956, il CBAM rappresenta una svolta epocale nella politica commerciale e ambientale europea, ma cosa significa, nel concreto, per chi importa merci nell'Unione?

Cos'è il CBAM?
Il CBAM è un meccanismo di aggiustamento alle frontiere che obbliga gli importatori a "compensare" il prezzo della CO₂ incorporata nelle merci acquistate da Paesi terzi, qualora questi non applichino sistemi equivalenti all’EU ETS (sistema europeo di scambio di quote di emissione).

Quali prodotti sono soggetti?
L’elenco dei prodotti soggetti a CBAM è contenuto nell'Allegato I del Regolamento 2023/956 e comprende attualmente:
  • Cemento
  • Fertilizzanti
  • Ferro e acciaio
  • Alluminio
  • Elettricità
  • Idrogeno
Sono inclusi anche prodotti trasformati che contengono materiali base: ad esempio, bulloni in acciaio, lamiere, profilati, fili zincati ecc.

Esempio pratico: Se importi lamiere in acciaio dalla Turchia, dovrai calcolare le emissioni di CO₂ incorporate e acquistare i certificati CBAM prima dello sdoganamento a partire dal 2026.

Come funziona il CBAM dal 2026?
A partire dal 1° gennaio 2026:
  1. Registrazione: l’importatore deve essere registrato come dichiarante CBAM autorizzato presso l’autorità competente dello Stato membro in cui è stabilito.
  2. Acquisto certificati CBAM: ogni trimestre, il dichiarante deve mantenere sul proprio conto CBAM un numero di certificati pari ad almeno l’80% delle emissioni incorporate nei prodotti importati.
  3. Prezzo dei certificati: è calcolato settimanalmente dalla Commissione come media dei prezzi di chiusura delle quote EU ETS (Art. 21 del Regolamento).
  4. Restituzione annuale: entro il 31 maggio dell’anno successivo, l’importatore restituisce il numero di certificati corrispondente alle emissioni effettivamente verificate per l’anno precedente (Art. 22).
  5. Verifica indipendente: le dichiarazioni devono essere verificate da enti accreditati secondo i criteri dell’Allegato IV del Regolamento.

Cosa cambia rispetto al periodo transitorio (2023–2025)?
Nel periodo transitorio gli importatori devono solo comunicare trimestralmente le emissioni incorporate nelle merci CBAM, senza acquistare certificati.

Quali sono le sanzioni?
Se un importatore:
  • Non restituisce il numero corretto di certificati
  • Non registra correttamente le emissioni
  • Non rispetta i requisiti di verifica
...potrà essere soggetto a sanzioni pecuniarie, calcolate per ogni tonnellata di CO₂ non coperta, come previsto dall’Articolo 26 del Regolamento.

Come prepararsi?
  • Verifica se i tuoi prodotti rientrano nei codici doganali soggetti a CBAM.
  • Contatta i tuoi fornitori per ottenere i dati sulle emissioni di CO₂.
  • Avvia la procedura per diventare dichiarante CBAM autorizzato.
  • Valuta il costo potenziale dei certificati nella tua strategia di prezzo.

I certificati CBAM non si possono scambiare o conservare per anni: non sono titoli finanziari, ma strumenti ambientali legati a uno specifico periodo (Art. 20).

Conclusione 
Il CBAM cambierà profondamente le logiche di importazione nell'Unione Europea per determinati settori. Se la tua azienda importa ferro, acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti o altri prodotti energy-intensive, preparati ora.
Scrivici a [email protected] per una consulenza import operativa, ti aiutiamo a capire se il tuo prodotto rientra, come misurare le emissioni incorporate e come preparare il registro CBAM aziendale prima del 2026.

Fonti:
Regolamento (UE) 2023/956
Regolamento (UE) 1031/2010 (ETS)
Direttiva 2003/87/CE (EU ETS)
Allegati I e IV del Regolamento CBAM (prodotti + metodi di calcolo)
Decisione 2023/1312 sulla designazione delle autorità competenti per Stato membro

Cos'è l'antidumping e perché bisogna conoscerlo

8/11/2025

 
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Antidumping: definizione semplice
L’antidumping è una misura di difesa commerciale adottata per contrastare la vendita sottocosto di prodotti importati, quando questa pratica danneggia le imprese locali.

Si applica un dazio antidumping per riallineare i prezzi e proteggere l’industria dell’Unione Europea.
La normativa di riferimento è il Regolamento (UE) 2016/1036, che disciplina l’introduzione di dazi antidumping da parte della Commissione europea, su proposta della DG Trade (Direzione Generale Commercio).

Quando e come scatta l’antidumping?
L’UE avvia un’indagine dopo una denuncia documentata da parte di produttori europei e la Commissione valuta:
  • esistenza del dumping
  • entità del danno all’industria locale
  • legame causale tra i due
Una volta accertati i fatti, può imporre:
  • dazi antidumping provvisori (entro 6-9 mesi)
  • dazi definitivi (entro 15 mesi)
  • misure retroattive (fino a 90 giorni prima)

Alcuni esempi reali di prodotti soggetti a dazio antidumping
Negli ultimi anni, viti, bulloni e rondelle sono stati oggetto di particolare attenzione da parte della Commissione Europea, con l’introduzione di dazi antidumping per contrastare pratiche di concorrenza sleale, in particolare da parte di produttori asiatici.
Ad esempio, i bulloni con testa esagonale, classificati nel codice doganale 7318.15.61, provenienti dalla Cina e da altri Paesi asiatici, sono soggetti a dazi antidumping che in alcuni casi superano il 70% del valore dichiarato.
Le rondelle in acciaio inox e le viti autofilettanti, anch’esse classificate sotto la voce 7318, rientrano spesso in queste misure, con aliquote che variano in base al tipo di prodotto, alla tipologia di acciaio utilizzato e al produttore di origine.
Questi dazi non solo aumentano significativamente il costo all’importazione, ma impongono alle aziende italiane di fare scelte più oculate nella selezione dei fornitori, privilegiando fornitori certificati o Paesi non soggetti a queste misure.
È quindi fondamentale verificare ogni codice NC (Nomenclatura Combinata) con attenzione prima di ogni operazione doganale, per non incorrere in sanzioni o costi inattesi.

IMPORTANTE: Queste misure valgono solo per specifici Paesi o produttori e possono essere modificate o eliminate ogni 5 anni (scadenza delle misure).

Dove controllare se un prodotto ha dazi antidumping?
Ti consigliamo di cercare i regolamenti UE pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale o di chiedere al tuo consulente import/export o al tuo broker doganale o a Hello Export.

Come tutelarsi come importatore?
Importare un prodotto soggetto a dazi antidumping senza saperlo può essere devastante per i margini, per cui per evitare rischi:
  • Verifica correttamente il codice doganale (NC8 / TARIC)
  • Analizza origine, fornitore e produttore reale
  • Inserisci nei contratti una clausola di responsabilità antidumping
  • Diversifica i fornitori anche in Paesi non soggetti a dumping

Domande frequenti
1. Se il fornitore cambia Paese, il dazio sparisce?
No, non basta cambiare il paese di importazione se l’origine del prodotto resta in un paese soggetto a dumping, il dazio si applica comunque.
2. Posso chiedere il rimborso se ho già pagato?
Solo in casi limitati e dimostrando che non c'era dumping reale: è complesso.
3. È sempre un dazio fisso?
No, il dazio può essere in valore percentuale (es. +25%) oppure specifico (es. 487 €/tonnellata).

Conclusione
Il dazio antidumping è uno degli strumenti più potenti di politica commerciale internazionale.
Chi opera nel mondo import-export deve conoscerlo bene, perché può incidere fino al +100% sul costo finale del prodotto.

Vuoi controllare se il tuo prodotto è soggetto a antidumping?
Scrivici a [email protected]: ti aiutiamo a valutare il rischio, trovare alternative e impostare una strategia d’import sostenibile e a norma UE.
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